La gentilezza è una potenza generatrice

Questa mattina, tra un colpo di tosse e un termometro, leggevo la newsletter di Rita Bellati di myselfiecottage.
L’articolo è una riflessione scaturita da un commento particolarmente sarcastico ricevuto da Rita.
Nel post incriminato Rita raccontava la sua scelta di non essere più multitasking e l’accusa più o meno velata che le è stata mossa è stata di dire banalità.
La seguo da diversi anni, da quando era un’artigiana che produceva bellissimi ciondoli personalizzati. In 4 anni l’ho vista cambiare radicalmente la sua professione, sempre con successo. Adesso si occupa di aiutare le persone a comunicare bene e in modo efficace su instagram.
Quando leggo un suo articolo trovo sempre uno spunto di riflessione che tengo per me, oggi ho deciso di approfondire quel che penso qui perché mi ritrovo molto nelle sue parole.
Rita parte da questo commento per dire che sì, sicuramente il suo post è banale come gran parte delle esperienze umane. La cosa non banale è come si decide di affrontare i problemi, la nostra reazione a quel che viviamo.
Però perché dedicare un commento così sarcastico a una persona che ci sta raccontando il suo percorso di vita? Forse perché c’è una diffusa mancanza di empatia fra le persone che ci fa catalogare come noioso tutto quel che abbiamo già vissuto o che non ci riguarda?
Sicuramente tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo provato sulla nostra pelle questa mancanza d’empatia.

Io l’ho sperimentata con la maternità e non sono una persona che va a spasso a lamentarsi della sua triste sorte.
Pare che nessuna risposta data da una neo mamma a un “come va?” sia giusta. 
Se rispondi “va bene, grazie! Sono felice di queste bambine”  scateni un’insana voglia di rovinarti il buon umore.
Persone insospettabili ti dicono che sei felice perché ancora non sei arrivata al momento in cui i bambini camminano/parlano/saltano con l’asta e ballano il mambo. Non era più semplice rispondere con un: “bene, sono felice per te!”?

Se malauguratamente, presa da una botta di ormoni, lo confessi sui social, ben che vada ti diranno che menti, che vuoi fare la mamma pancina, che scrivi così perché non hai avuto mai problemi, che sicuramente hai a disposizione 4 colf e 7 nonni e comunque arriverà pure per te il momento che smetterai di dire che sei felice.
Solo un paio di volte ho sperimentato questo strano evento sui social e ho capito che la felicità sta sulle balle a tanta gente.
Se per te i figli sono una rottura di coniglioni
da quando hanno 1 giorno a quando hanno 35 anni forse il problema non è la mia foto sorridente su facebook.

La risposta giusta allora sarà tenere un basso profilo, dire che sono stanca, che ho sonno perché dormo poco, che sono affaticata dall’accudimento. Così andrà meglio?
No.
In questo caso ti risponderanno che loro avevano ben altri problemi e ce l’hanno fatta brillantemente, che non devi lamentarti che i figli sono una benedizione. Che una volta ne crescevano 15 ed erano meno stanchi di te. Che sei stanca ora tra 10 anni sarà peggio, quindi carina cerca di darti una mossa, fa un bel sorriso, dai una mano di correttore sopra le occhiaie e via, circolare!

Molte volte mi capita di ricevere risposte così proprio da persone che ci sono già passate, da cui ti aspetteresti un pat pat su una spalla, un sorriso. Invece sono proprio loro che ti danno le risposte peggiori, a volte sarcastiche, a volte sembrano un mezzo augurio di malasorte come:“peggio verrà, vedrai” e agitano un dito premonitore. Il peggio è il genitore di adolescente che ormai ha l’orticaria nei confronti dei neonati e non vede l’ora di azzerarti con un: “figli piccoli, problemi piccoli” o un laconico: “anche il mio era carino, poi…”

Allora la soluzione è non rispondere?

No, nemmeno in quel caso si verrà esentati da commenti, consigli e vaghe gufate.
Ovviamente non è sempre così, ci sono anche gli amici e le persone che ti  parlano con affetto, che sanno essere gentili.
Ora sto amplificando le mie esperienze ma quanto è comune questo atteggiamento.

Aldilà che possa essere tutto vero, non lo metto in dubbio, mi chiedo: perché  non si può essere solo leggermente empatici?
Perché, soprattutto se abbiamo vissuto le stesse cose, non ci ricordiamo di quando eravamo noi in quella situazione?
Perché non ricordiamo di quanto ci sarebbe piaciuto ricevere un sorriso gentile?

Una pacca sulle spalle e un sorriso bastano e avanzano, invece che sfoderare una risposta che fa sentire bene solo chi la dice.
Come se l’esperienza passata ci autorizzasse a infierire sugli altri.
L’altro giorno al bar ho incontrato una barista gentile, mi parlava e sorrideva, mi guardava persino negli occhi. Abbiamo commentato i biscotti, che erano buoni, poco zuccherati e con l’uvetta. Volevo abbracciarla per quei 5 minuti di gentilezza, così rari da trovare.

Questo discorso si può applicare a tante altre situazioni,
mi ricordo bene alcune battute al vetriolo che mi facevano degli amici con figli, quando non ne avevo.
Non dobbiamo sempre pensare di essere gli unici depositari della fatica, della stanchezza, delle occhiaie e soprattutto non è colpa dei nostri amici se noi abbiamo sonno, siamo raffreddati o se vorremmo andare a ballare e invece stiamo cambiando pannolini.
L’ho sempre trovato un atteggiamento piccolo questa velata acredine verso chi riteniamo faccia una vita migliore della nostra.
Tutti, per un motivo o per l’altro, hanno i loro affanni, le loro preoccupazioni e non ho io l’esclusiva di essere affaticata.
Io faccio “la fatica” di crescere le mie monelle con la gioia nel cuore, è una frase sciocca eppure è esattamente così che mi sento, non la considero una sfortuna.

Così oggi, tra un termometro e un colpo di tosse pensavo: e se per una volta ascoltassimo solo l’altro senza paragoni, senza pensare che possa sminuirci/elevarci/danneggiarci?
Perché tante volte in questo atteggiamento ci vedo la volontà di sentirsi migliori, come se sminuendo me, tu improvvisamente diventassi più bravo e bello.
Non dobbiamo sempre dimostrare di essere migliori, anzi.
Però, se vogliamo essere davvero migliori proviamo semplicemente ad ascoltare gli altri e a regalare un sorriso.

Nasceranno fiori e piante rigogliose dal nostro gesto gentile perché la gentilezza è una potenza generatrice.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Emanuela ha detto:

    Trovi sempre le parole giuste per esprimerti. E’ bello leggerti perchè trasmetti delicatezza, calma, gentilezza. Mi piace iniziare la mattina leggendo un tuo post, mi da positività! Ti abbraccio!

    1. asabbri ha detto:

      Grazie Emanuela, ho sempre un po’ timore di raccontare quel che penso, se interessa, se è banale, però poi leggo messaggi come il tuo e vado avanti 🙂

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