Sono la Regina di quel che buttate

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Sono la regina delle foglie appena cadute,
dei fiori sfioriti,
dei pensieri seccati.
Sono la regina dei frutti già colti,
dei semi sparpagliati sul prato.
Sono la regina delle parole abbandonate,
delle giornate dimenticate,
delle nottate con sogni già usati,
delle stelle nascoste dietro i cieli nuvolosi.
Sono la Regina di quel che buttate,
di quel che non volete,
di quel che dimenticate.

Queste parole sembrano scritte apposta per la polemica che impazza sul web in questi giorni, per la festa di compleanno di Fedez.
La festa, organizzata in un supermercato dalla moglie Super Chiara, è degenerata con lanci di cibo, indignando chi li segue.
Loro si sono difesi dicendo che avrebbero dato tutta la spesa in beneficenza ma la cosa non ha convinto molto.
La prima cosa che ho pensato è che i Ferragnez sono rimasti vittime del loro Truman Show personale in cui tutto viene mostrato, filmato, ripreso, raccontato in diretta.
Lasciando perdere la polemica di cui si è parlato tanto, non avrebbe senso continuarla qui, ho pensato alla mia fissazione di raccogliere tutto quel che è caduto, meglio se rovinato.
A volte mi sento davvero la Regina delle cose buttate, delle foglie secche, dei pensieri abbandonati.
Sarà che ho sperimentato come si cade dal piedistallo appena non si è più utili, come molte altre donne incinte potranno testimoniare.
Soprattutto sul lavoro, dopo le congratulazioni, le frasi di circostanza, i sorrisi, improvvisamente si diventa delle zavorre.
Si diventa quelle che non possono più fare degli straordinari come prima, quelle che dovranno fermarsi per partorire (strano ma vero), quelle che usciranno prima quando il pargolo starà male.
Di colpo si diventa una cosa inutile, che non si può licenziare, almeno oggigiorno mentre era molto più semplice anni fa, e si viene tollerate con un misto di astio e di insofferenza. Oppure si diventa invisibili, come è capitato a me.
Spero di essere stata una delle poche e che a tante altre donne incinte non sia capitato.
Allora, per un moto inverso a quello dei Ferragnez nella vertigine di quel che si può consumare e sprecare, io cerco quel che è secco, quel che non è più bello, quel che non produce più frutto, quel che è danneggiato, perduto e lo adagio su un foglio.
Il mio compleanno, probabilmente, dovrei festeggiarlo in una ricicleria per dare nuova vita a quel che è stato buttato, ma dubito che avrei molti invitati felici di venirci.
Non credo sia nemmeno solo questa esperienza ad aver creato la mia passione per inventare seconde vite, lo facevo già anni fa con gli oggetti che trovavo.
Già allora mi interrogavo sull’utilità e sul fatto che mi sarebbe piaciuto avere un mondo di persone inutili e felici.
Il concetto di utilità non è cattivo in sé ma può diventare molto pericoloso se applicato alle persone: che ne facciamo allora degli anziani? Degli invalidi? Di chi non può produrre? Di chi è disabile? Che ne facciamo di loro? Li buttiamo, li scartiamo come lattughe? Come panettoni scaduti?
Un mondo basato sull’utilità non può che portare a persone di scarto.
(Se vuoi leggere il post: “Il diritto all’inutilità” clicca qui).

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