Giappomania, il mio secondo viaggio in Giappone

Quest’estate, per Rizzoli, ho illustrato e impaginato Giappomania scritto da Marco Reggiani.
Non immaginavo sarebbe diventato il mio secondo viaggio in Giappone, un viaggio percorso seduta alla mia scrivania col pinguino sparato a -18° tra maggio e luglio.
Dai miei 15 anni ero innamorata dell’idea del Giappone: galeotti furono i fumetti giapponesi che leggevo. Mangiavo solo con le bacchette e sacrificavo i soldi della merenda per acquistare fumetti.
Il primo viaggio in Giappone è durato 20 giorni ed è stata una grande emozione, volevo verificare, confrontare la mia idea di Giappone con la realtà.
La realtà ovviamente non è uguale ai fumetti ma tantissime cose le avevo ritrovate: gli anziani bassissimi, i cibi, i modi di fare, alcuni luoghi, i tram e le metropolitane luccicanti.
Altre cose sono state per me del tutto nuove e le ho raccolte nei miei diari di viaggio.

Quando Rizzoli mi ha proposto di illustrare Giappomania ero al settimo cielo, mi sentivo preparata sull’argomento.
Eppure c’è sempre qualcosa che sfugge.
Leggendo le parole di Marco ho dovuto prendere atto che la realtà è sempre molto più sfaccettata delle nostre semplificazioni.
Per quanto potessi pensare di essere informata leggendo fumetti, guardando film d’animazione, leggendo libri, praticando un’arte marziale da 15 anni, ero comunque caduta in una semplificazione.
Ho scoperto cose che non immaginavo minimamente  o che le avevo liquidate con superficialità.

Ad esempio persone che avevo visto in metropolitana a Tokyo in religioso silenzio attaccati ai loro smartphone e avevo liquidato con: “questi giapponesi sono stati fagocitati dalla tecnologia” in realtà stavano semplicemente rispettando gli altri. Il silenzio sui mezzi pubblici, che tanto stupisce gli italiani che tornano da un viaggio in Giappone, non è una mancanza di argomenti ma un rispettare la stanchezza e il riposo di tutti quelli che sono con noi sul pullman, tram e convoglio della metro.
Allo stesso modo ho trovato spiegazione ad alcune cose che avevo visto o intuito ma non ero in grado di capirne il motivo.
Questo mio secondo viaggio in Giappone è durato ben 3 mesi ed è stato molto presente nelle mie giornate.
Ho studiato, mi sono documentata, ho cercato di essere il più possibile preparata per poter restituire delle immagini corrette.

Però volevo anche che questo libro assumesse i contorni di un sogno: per questo troverete dei cieli gialli, viola, rosa, dei palazzi azzurri, fucsia e lilla.
Ho giocato molto coi colori e man mano che procedevo nelle tavole e nel libro scoprivo combinazioni nuove.
Contemporaneamente stavo leggendo Cromorama di Riccardo Falcinelli che ha scardinato alcune mie convinzioni sui colori.
Cromorama mi ha spiegato che i colori che noi definiamo primari sono solo una convezione, così come i complementari. Diamo per scontato che da sempre i colori possano mescolarsi fra loro e che da un azzurro e un giallo nasca sempre un verde.
Ci sono molti casi, anche in chimica, in cui azzurro e giallo non restituiscono un verde. Se poi guardiamo ai colori usati in passato scopriamo che non potevano essere mescolati fra loro: non si poteva mischiare un colore di origine organica con uno ricavato da un minerale.
Non esistevano colori primari, secondari e complementari.
Al più esistevano colori molto costosi da produrre, come il blu oltremare fatto coi lapislazzuli tritati e colori più economici come quelli ricavati dal carbone.
Con l’avvento dei colori sintetici, i colori hanno avuto tutti lo stesso costo di produzione e si è iniziato a cercare di classificarli.
Inoltre l’autore ha scardinato anche la mia concezione di accostamenti armonici, spiegando come la storia dell’armonia degli abbinamenti è nata in un certo periodo storico ma che non ha nessun fondamento.
E che ci azzecca tutto ciò con Giappomania?
Io stavo sperimentando con Giappomania accostamenti di colore che di solito non sceglievo e Cromorama mi ha aiutato a liberarmi da alcuni preconcetti.

Amo lavorare ai libri illustrati proprio per questo: per disegnare qualcosa devi conoscerlo, farlo diventare parte di te, metabolizzarlo.
Questo processo mi obbliga a imparare, a cercare, a mettermi in discussione e cambiare. In poche parole a crescere.
Con questo libro credo di aver imparato alcune cose e di aver trovato soluzioni che di solito non avrei adottato.
Oggi Giappomania esce nelle librerie ma anche on line con Amazon e Ibs, con questo post voglio augurargli buona fortuna, che possa essere apprezzato anche solo la minima parte di quanto l’ho amato io.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. sidilbradipo1 ha detto:

    Splendide illustrazioni 😍
    E adesso il bradipo è curiosissimo di leggere il libro 😁
    Bacio
    Sid

    1. asabbri ha detto:

      ❤ fammi sapere!

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