Perché raccontare le emozioni?

Sono ormai diversi anni che ho orientato il mio lavoro verso la creazione di strumenti per esprimere e riconoscere le proprie emozioni.
L’argomento mi tocca personalmente, ho sempre avuto una sensibilità molto sviluppata e fin da bambina molte cose mi impressionavano, diverse altre mi intristivano e facilmente finivo per piangere per un racconto o un film.
Questo mio essere molto sensibile non era particolarmente apprezzato a casa, specie da mia madre, che avrebbe voluto una figlia meno “debole”, una che non piangeva così facilmente.
emozioni
Mi sono osservata tanto, ho cercato di capire, ho studiato le mie reazioni fino ad arrivare alla conclusione che non c’era nulla di sbagliato nel diventare rossa, versare una lacrima, provare pena per qualcun altro. Questa è la mia ricchezza emotiva.
Il mio interesse per creare strumenti per esprimersi e raccontare quel che si prova è grande e sincero. In qualche modo sto parlando ancora a quella bambina degli anni ’80.
Il quaderno delle Emozioni
è stato per me un bel banco di prova e ho pensato di affidare il difficile compito di raccontare quel che si ha dentro ai miei amici colori ma anche al collage, alle parole e ai disegni.

Quando la casa editrice Cetem mi ha proposto di creare degli Esercizi di Meraviglia per il progetto Amica Stella per i bambini di prima, seconda e terza elementare, ho trovato la cosa congeniale.
In Amica Stella gli esercizi di Meraviglia aiutano i bambini a esprimere quel che provano nei confronti della rabbia, della tristezza, della felicità ma anche dell’amicizia, della gentilezza e dell’amore.
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Perché raccontare quel che si prova?
Perché un’emozione repressa è un’emozione che non si conosce, non si capisce e può ingigantirsi fino a esplodere. 
Saper riconoscere un’emozione vuol dire conoscersi ma vuol dire anche saper agire sulle emozioni stesse, non farsi rapire dalla paura, non farsi spaventare dalla tristezza, non farsi trascinare dall’ira.
Vuol dire fermarsi e chiedersi: cosa sto provando? Perché? 

Conoscere ed esplorare le emozioni vuol dire sapere che esistono tanti stati d’animo e non c’è nulla di strano a sentirsi arrabbiati o impauriti, non si è sbagliati, non si è deboli, non si è piagnucoloni.
La tristezza è un’emozione e come tale va accolta ma bisogna anche ricordarsi che non si è tristi sempre, che quel che proviamo in un momento non è eterno.
Inoltre possiamo chiederci: cosa mi rende triste? Posso migliorare la situazione?

marmellata
(Una pagina di Amica Stella)

Capire che è normale provare tristezza o paura è importante: pensare che ci siano emozioni che non si possono provare è sbagliato, le rendono ancora più spaventose.
I miei Esercizi di Meraviglia sono colorati e allegri proprio per dire ai bambini: “ehi va tutto bene, stai provando delle cose normali, le ho provate pure io, parliamone insieme. Possiamo confrontarci”.

Le emozioni possono dirci che c’è qualcosa che non va, che c’è qualcosa che ci fa arrabbiare, che c’è qualcosa che ci stupisce o che ci rende felici: sta a noi ascoltarle per essere persone più equilibrate. Se riusciamo a insegnarlo ai bambini da piccoli senza chiedere loro di non piangere, di non essere tristi, di non essere spaventati, riusciremo a crescere adulti più equilibrati.

Non si può essere felici a comando, perché ce lo chiede mamma, il papà o ce lo dice la televisione: la felicità è un insieme di cose, è un percorso fatto di scelte che può essere modificato o corretto ascoltando proprio la nostra ricchezza emotiva.
Essere tristi può essere utile: ci fa capire che quella strada non fa per noi, che siamo lontani dal centro della nostra felicità. Per questo dobbiamo insegnare ai bambini ad ascoltarsi.
Il primo passo per poter conoscersi e capire quel che si prova è riuscire a raccontarlo.
La tristezza può essere paragonata a dei sassi pensati, un pensiero triste può essere legato a un palloncino e fatto volare via. La felicità può essere custodita in un barattolo per una marmellata di cose belle.
Usiamo i colori, usiamo i disegni, usiamo le parole.
Cerchiamo di capire dove “sentiamo” le emozioni nel nostro corpo, perché le emozioni si ripercuotono nel nostro corpo.
Dove avvertiamo la tristezza? Ci fa sentire pesanti o leggeri?
E la felicità?
E la paura?
La sorpresa?
Il disgusto?
A me prende lo stomaco e lo strizza come uno straccio dei pavimenti.

emozioneFacciamo caso a dove sentiamo quel che proviamo, studiamoci.
Imparare a parlare di quel che si prova è importante per vivere bene.
Sempre più spesso gli adulti non sanno comunicare fra loro, tendono a litigare, a urlare, a prevaricarsi e meno sanno dialogare più urlano e più litigano, dobbiamo recuperare il dialogo costruttivo e insegnarlo ai bambini.

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