ABC – Alfabeto delle Emozioni

il

“Tutti dovrebbero possedere un alfabeto emotivo”.
Quando ho letto questa frase, in risposta a un mio post su Instagram, ho pensato che quella persona aveva proprio ragione.
Un ABC per riuscire a connettersi con le proprie emozioni e comprendere quelle altrui, per lasciare che gli altri si esprimano e per riuscire a esprimere quel che proviamo.
Frasi del tipo “devi essere felice”, “non piangere, fallo per me” che molte volte adulti e bambini si sono sentiti ripetere sono la dimostrazione di quanto non sappiamo accettare la complessità emotiva altrui.

A partire dal bimbo piccolo a cui gli viene chiesto di non piangere con il ricatto “fallo per me che sono la tua mamma, il tuo papà, la tua nonna, il tuo nonno” fino alla neo mamma a cui viene detto che deve essere felice perché “una donna che ha appena partorito non può essere triste”, assistiamo a una richiesta altrui di sopprimere alcune emozioni, di solito quelle per loro sgradevoli come la tristezza o la paura.
Non porta ad alcun bene nascondere e bloccare le emozioni, perché se quelle ci sono vanno ascoltare ed elaborate, comprese, va capito perché si prova una certa cosa e non sarà sicuramente con una richiesta di “non piangere” o di “essere felice” o “essere forte” che farà  persona automaticamente felice, allegra, contenta o forte.
Questa richiesta viene fatta dagli altri per soddisfare una mancanza: il non saper affrontare alcuni stati emotivi altrui.
invece chi si trova a provare emozioni che per gli amici, parenti o conoscenti “non dovrebbe provare” si aggiungere un senso di inadeguatezza, di essere sbagliati, di vergogna, come è facile capire nel caso della neo mamma a cui si dice che deve essere felice della sua condizione.
Difficilmente la neo mamma avrà il coraggio di continuare a parlare agli altri del suo malessere, della sua tristezza, di quel che prova e cercherà di simulare quella felicità richiesta.
Il bambino a cui verrà sempre detto di non piangere probabilmente imparerà a non piangere ma non sarà per questo meno triste, asseconderà solo una necessità dei genitori di non venderlo in lacrime.
La persona che per qualche motivo, fisico o psicologico, a cui viene detto “devi essere forte” si sentirà ancor più sola e incompresa.
Possedere un alfabeto emotivo vuol dire sapersi mettere in ascolto, ascoltare se stessi e gli altri, non imporre comportamenti e non bloccare emozioni. Vuol dire rispettare gli altri e se stessi e, soprattutto non diventare bombe a orologeria pronte a esplodere perché un’emozione repressa non rimarrà per sempre in fondo nel nostro essere ma, prima o poi, esploderà facendo un gran botto. 
Per tutte queste riflessioni ho iniziato a disegnare un “Alfabeto Emotivo”, per alcune lettere ho più di una parola ma non vedo perché limitare la riflessione a una parola per lettera, l’importante è creare davvero un alfabeto emotivo e non fare una cosa carina e basta.

 

A – ASCOLTARE E ASCOLTARSI.
Non possiamo creare un Alfabeto Emotivo utile per vivere bene se non iniziamo ad Ascoltare noi stessi e Ascoltare gli altri.
Ascoltare senza giudizio, senza considerare anormale qualsiasi emozione negativa, semplicemente registrando quel che si prova.
Ascoltare gli altri con le orecchie aperte e la bocca chiusa, non sempre dobbiamo dispensare consigli specie se quella situazione non la conosciamo, gli occhi fissi su chi parla e l’animo ricettivo.

 
B – (non) BLOCCARE.
Cosa vuol dire (non) Bloccare?
Vuol dire di lasciar fluire le proprie emozioni senza fermarne nessuna, ascoltarle tutte, anche quelle che ci fanno meno onore, che ci piacciono meno o che consideriamo dannose o sintomo di debolezza.
Bloccare un’emozione, uno stato d’animo, non è mai positivo, rimarrà fermo da qualche parte, impigliato dentro di noi e crescerà.
Un malessere inascoltato non passa semplicemente con il tempo, di solito tende a crescere.
Bloccare le emozioni vuol dire arroccarsi in comportamenti spesso difficili da capire per gli altri, vuol dire essere incomprensibili, vuol dire costruire un muro invalicabile.
Se parte del nostro malessere deriva da un rapporto, un comportamento altrui è importante mettere a conoscenza l’altro di quel che proviamo.
Nessuno può indovinare quel che abbiamo nella testa e tirarci fuori dal nostro castello di pietre, dobbiamo noi per primi abbattere le barriere e lasciare che gli altri possano capire quel che proviamo.

 C – CONDIVISIONE
Parliamo. Parliamone. Ascoltiamoci. Abbattiamo i muri di silenzio e impenetrabilità.
Mettiamo a disposizione la nostra esperienza per gli altri: come ci sentivamo in quel momento difficile? Come si sono comportati gli altri?
Difficilmente riusciremo a trovare “soluzioni” per qualcun altro, tutti vorremmo trovare soluzioni facili e pre confezionate. Purtroppo in questi casi le soluzioni sono cucite sulle situazioni e sulle persone, difficilmente sono replicabili ma possiamo aiutarci raccontandoci cosa abbiamo vissuto, cosa abbiamo provato.
A volte è importante anche sapere che qualcuno ha provato quel che stiamo provando noi, che non siamo sbagliati, strani, deboli, mollaccioni.
Sapere che qualcuno ha superato quel momento e forti di questa informazione possiamo partire alla scoperta dell’origine del nostro malessere per trovare la NOSTRA soluzione.
Condividere per imparare a dialogare, a comunicare quel che si prova senza per forza litigare, alzare i toni od offendere.

Pubblicità

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Pingback: U di UMANITA’
  2. Pingback: E di EMPATIA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...