I premi Horror Parto

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A giugno 2017 venivo dimessa dall’ospedale e scattavo questa foto da scema con un collier di salamini.
Esattamente l’anno prima, a giugno 2016, disegnavo il Diario di una Pancia.
L’ho fatto per una volontà di maternità, come mi ha chiesto qualcuno?
A dire il vero non posso escluderlo.
Come tutto quel che disegno arriva da un’urgenza che parte da un punto in mezzo alle viscere che guida la mia mano.
Mi ricordo che volevo disegnare un diario spensierato che in 9 mesi di gravidanza i pensieri possono essere molti.
Mi ricordo anche che volevo qualcosa da riempire di colore perché tutto quel che è legato alla gravidanza e maternità è tinto da colorini pastello che, francamente, non amo.
Mi piace mettere sempre quel pizzico di ironia anche nelle cose più serie, sono fatta così e ritengo che un sorriso in più non fa mai male.
Così ho inserito  “il consiglio non richiesto” o l’infografica sui giorni passati a vomitare / essere al top / piangere / avere fame / sonno, ecc.
Però non ero ancora mamma, non avevo mai vissuto una gravidanza.
Dopo aver partorito  ho rimesso le mani sul diario per aggiungere delle pagine che mi sembravano importanti come quelle dedicate a “cosa sbranerò appena partorito” con l’elenco dei cibi proibiti oppure i premi “Horror Parto”.
Mi sembra importante poter esorcizzare, con pagine ironiche, i mille racconti splatter che le donne incinte devono ascoltare ogni giorno.

Dalla vicina di casa alla sconosciuta alle casse del supermercato, tutti si sentono in dovere di raccontare un parto andato a male o comunque condito di ore e ore di travaglio e sofferenza, che nemmeno Dario Argento avrebbe saputo immaginare così bene
.
Immagino che chi ama raccontare queste cose gongoli al pensiero che la donna incinta vivrà i successivi mesi domandandosi se capiterà pure a lei qualcosa di simile, perché da tutto si può fuggire tranne che da un parto.
L’idea mi era venuta dopo l’ennesimo racconto, ero alla Bologna Children’s Book Fair con il mio bel pancione a incontrare alcuni editor con cui stavo lavorando, quando un uomo si avvicina.
“Maschio o femmina?”
E lì sapevo sempre di stupire: “due femmine”
“Ah. Che sfiga” e da quel momento lo sconosciuto passò in rassegna il tremendo mondo dei gemelli, personcine litigiose che si picchiano ogni giorno fino ai 30 anni d’età. Non era un padre di gemelli ma l’aveva sentito dire. In seguito proseguì raccontandomi del parto della moglie, un terribile parto naturale in cui il bambino era stato tirato fuori con un machete. Mi simulò pure il taglio dell’episiotomia con uno “zac” e mi disse che alle donne si negava il cesareo perché lo Stato pensa a risparmiare.
Perché non me ne sono andata?
Un po’ per buona educazione, un po’ perché lì c’era un buffet offerto da un paese asiatico e volevo spazzolare ancora qualcosa.
Come sempre quando qualcosa mi colpisce, mi ferisce o semplicemente mi stupisce prima lo elaboro poi lo trasformo in disegni, quaderni, idee.
Anche in questo caso, dopo essermi ripresa dalla previsione di un parto da mattatoio, ho preso i pennarelli in mano e ho disegnato i Premi Horror Parto.
(E, per dovere di cronaca, il mio parto andò molto meglio delle previsioni dello sconosciuto. Sul fatto che i gemelli si picchiano potrebbe anche avere ragione, stiamo assistendo a risse furibonde che terminano poi in abbracci e baci).

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