Piemontesi falsi e cortesi

RIFLESSIONI INTORNO ALLA GENTILEZZA
Si dice “piemontesi falsi e cortesi”, io sono piemontese e cerco di percorrere una via di gentilezza.
Sarò quindi anche falsa (oltre che cortese)?
Per essere veri bisogna essere per forza scortesi?
Ti avviso, in questo post ci sono più domande che risposte.

L’idea comune è che una persona gentile non sia sincera, mentre chi si si rivolge a noi in modo scortese è una persona VERA.
Chi è gentile ha qualcosa da nascondere, vuole vendere un’enciclopedia o una batteria di pentole.

coltivare_bassPersonalmente preferisco uno sconosciuto gentile anche solo come forma, a uno sconosciuto sincero ma brutalmente maleducato.
Mentre preferisco che le persone a cui voglio bene siano sincere, a costo di ferirmi.
Però serve sempre ferire qualcuno per essere sinceri o si può essere sinceri tenendo un tono diverso?

Alcune volte sarà inevitabile, magari per la delicatezza di quel che dobbiamo dire, altre non ce ne sarà necessità.
Ad esempio non esiste un modo indolore di lasciare qualcuno, però si può non infierire.

Per la mia esperienza posso dire che, negli anni, sono riuscita a essere fraintesa meno e ottenere di più con parole buone che con parole aggressive.
Questo perché chi ci ascolta, se viene ferito, si mette sulla difensiva.
Ti è mai capitato di iniziare a discutere di una cosa e finire di litigare per mille altre cose, senza capirsi mai?

Solo se le nostre parole vengono in “pace” si può ottenere la pace.
Non basta dire “non ti offendere ma…” perché questo è il miglior modo perché qualcuno si offenda.

siigentile_27_bassaHai presente quando qualcuno in una discussione, o scrivendo un articolo, scatena tante reazione contrarie e arrabbiate? Magari reazioni del tutto fuori luogo, che poco hanno a che vedere con l’argomento della discussione.
Aldilà dei litigatori seriali, spesso succede perché si parla e si scrive in modo aggressivo.

Ti faccio un esempio.
Voglio parlare della disoccupazione delle donne-mamme e voglio incoraggiare quelle donne che vorrebbero riprendere a lavorare ma non sanno bene conciliare figli, casa e lavoro.
Per fare questo inizio attaccando le madri casalinghe: “Non me ne vogliano le mamme casalinghe ma non è vero che non si può lavorare e crescere dei figli”.
Un inizio di questo tipo scatenarà un vespaio che è destinato a parlare di tutto tranne che di lavoro e mamme.
Tenere un tono pacato ed educato, non giudicante, aiuta ad avere una discussione costruttiva, quando la si può avere. Nessuno si sentirà in dovere di difendere la sua immagine, il suo operato, di puntualizzare, di ferire, di colpire per replicare al colpo subito.

100760395_3015406921905753_5915403820501827584_oPuò anche essere utile un tono provocatorio ma va usato sapendo quel che si fa.
E qui torniamo al discorso iniziale: il tono provocatorio o aggressivo è l’univo tono SINCERO che possiamo avere?
Oppure non sappiamo tenere un altro tono?
Se il famoso articolo fosse iniziato con: “Cara mamma che vorresti riprendere a lavorare ma hai mille difficoltà tra figli e casa, ti racconto la mia esperienza”, sarebbe stato un articolo falso?

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