Riabilitare la gioia

In un mondo percorso da correnti di rabbia cieca c’è bisogno di riabilitare la gioia.

Aprire la porta al cuore che canta.

Parlare di gioia, senza vergogna, sembra impossibile, una cosa da pazzi.

Perché in un mondo pieno di storture, dolore e ingiustizie non ci si può permettere di provare gioia. E allora digriniamo i denti, irrigidiamo la mascella, serriamo i pugni.

La rabbia come dovere sociale anche quando è stagnante e diventa solo colloso rancore.

Ma è davvero l’unica via?

La gioia non dimentica il dolore, le ingiustizie, la fatica, il mondo.

Non dà una passata di bianco sulla muffa della vita nostra e altrui.

La gioia non cancella né riscrive ma esiste e nessuno potrà negare al cuore di cantare.

La gioia esiste a prescindere e non viverla, non concedersela, non sanerà nessuna ingiustizia, creerà solo infelicità in più.

Non è negandoci di provare gioia che espieremo la colpa di avere un privilegio.

Non è consumando il soffio di vita che ci abita in una rabbia senza nome che cambieremo il mondo.

Sei moltitudini, siamo moltitudini, possiamo contenere mille sensazioni tra cui anche la gioia ed è giusto viverla senza colpa.

Vivere la gioia non per chiudere gli occhi di fronte alle storture del mondo ma perché la vita comprende anche la gioia. C’è. È il frutto dolce che, ogni tanto, il mondo ci offre.

Questo immenso non sapere, Chandra Livia Candiani

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