Il ricordo è una botola

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Il ricordo è una botola che ti fa rotolare nelle viscere della tua vita.

Il ricordo è una botola e allora, con coraggio, la apro e ruzzolo giù, sempre più giù.

E sono nel cucinino di Adelina, la mia vicina di casa. Ho 5 anni e la sto aiutando a imprimere, come precisione, il segno dei rebbi della forchetta sugli gnocchi che ha appena fatto.
“Asino, sei proprio un asino!” dice Adelina al televisore. Quando trasmettono Beautiful sono tutti asini.

Dice “asino” con accento veneto perché, sebbene abiti in Piemonte da una vita, non lo ha mai perso.

Adelina ha uno dei suoi vestiti azzurri con piccoli fiori, quei vestiti che le donne anziane mettevano una volta per stare in casa. Vestiti grembiule: si possono sporcare ma sono allegri e colorati, moderatamente carini. Sono vestiti diversi da quelli della festa da cui è bandito ogni colore acceso.

Cerca di spiegarmi perché è asino e perché quell’altra donna è di facili costumi ma non sono molto interessata. Il lavoro di imprimere una forma agli gnocchi mi assorbe, non è facile farlo con precisione. Ogni tanto devo ricordarmi di intingere la forchetta nella farina altrimenti si appiccicherà agli gnocchi e rovinerà il mio lavoro.

Intanto Adelina prende palline di pasta e le lavora con le mani fino a farle diventare dei lunghi salsicciotti, poi le taglia col coltello. Quando sarò più grande lo potrò fare io, finita la gavetta della forchetta. 

La nostra vicina mi ha insegnato a usare i rebbi della forchetta intorno allo gnocco con un movimento rotatorio quindi devo esercitare una rotazione e una pressione. Mia nonna invece usa una tecnica diversa e devo esercitare una pressione coi rebbi della forchetta da un lato e dall’altro dello gnocco fino a farlo diventare una piccola macchina o un cri cri. Nessun movimento rotatorio.

Adelina invece vuole dei gnocchi conchiglietta.

Lei è regina dell’uncinetto, tutte le signore della zona se vogliono una bella maglia all’uncinetto vengono da lei. Alcune persino dai paesi vicini. Quando non fa gli gnocchi lavora all’uncinetto, la costante è che parla sempre con la televisione.

La cosa più curiosa della casa di Adelina è la stretta scala a chiocciola per salire al piano superiore, ogni volta che la uso sento la sua voce ripetermi “attenzione, fai attenzione che cadi. Tieniti con le mani. Metti bene il piede. Metti il piede e guarda dove vai” e io non sono mai caduta.

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