Un Agosto qualsiasi

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Agosto è il mese in cui il mondo e io abbiamo fatto conoscenza, tutto sommato ci siamo piaciuti e siamo rimasti in buoni rapporti.

Agosto è amore-odio, è il mese a cui mi sento più legata ma anche quello con cui mi sento meno a mio agio, ammesso che ci si debba sentire a proprio agio con un mese.

Ad agosto sono sempre scomoda, fuori posto, sudata e diffidente, per fortuna le zanzare non mi pungono.

Agosto, per me, era il mese dell’abbandono, degli amici che ti salutano con la manina “ciao ciao, ci vediamo a settembre” perché andavano da quei nonni vista mare e a me rimanevano solo i miei nonni vista orto. Per la verità molti di loro partivano già a giugno.

Agosto, se potesse scegliere tre parole userebbe: chiuso per ferie.

Agosto era il mese in cui Torino e provincia perdeva ogni forma di vita con le ferie degli operai della Fiat. Una cosa che oggi non si può capire perché non ho mai più visto una città così vuota.

Era il mese in cui, coi miei genitori, si andava a fare gite in montagna spinti dal caldo umido della pianura padana. Ci fermavamo solo raggiunti i 2000 metri, felicemente avvolti in felpe e giacche a vento.
Quando poi potevamo bere una cioccolata calda in un bar eravamo a posto e potevamo tornare a casa.

Agosto era il mese in cui raccoglievamo i pomodori, i cuori di bue, e in un pentolone gigantesco in cui Obelix poteva ben caderci dentro, facevamo la conserva per tutto l’anno.
Odiavo quella conserva nella stessa misura in cui amavo i pomodori crudi e mi chiedevo come una cosa tanto buona potesse trasformarsi in quella roba là. Sale, era un problema di troppo sale.

Agosto era il mese in cui i miei nonni raccoglievano le patate, il 15 d’agosto per la precisione, perché si sa che le patate ci tengono. Solo che per noi non era Ferragosto ma l’Assunta e se ci scappava andavamo anche alla processione alla Chiesetta di San Grato.
Ricordo il caldo incredibile salire dal’asfalto.

Agosto era il mese in cui, mannaggia a me che sono nata in questo mese dimenticato, festeggiavo con quattro gatti, che i miei amici e amiche, come già ho detto, erano dai loro nonni vista mare. Ora, se posso, parto anche io e aspetto che passi. 

Agosto è il mese in cui, tuttora, faccio più fatica a lavorare perché di testa sono rimasta figlia del proletariato torinese.

Per bilanciare con qualcosa di positivo voglio dire che è anche il mese in cui faccio indigestione d’anguria con metodo e impegno, perché so che presto scomparirà dalle bancarelle.
La mangio a colazione, la mangio a stomaco vuoto, la mangio fino a che non mi sento male e devo sedermi ma non proponetemi una baby anguria che m’offendo.

Agosto è ricordi e noia, vacanze e poche vacanze soprattutto, tempo sospeso e luce che inizia a diminuire, caldo e zanzare, montagna e cioccolata calda, patate e pomodori, zucchine in carpione e melanzane sott’aceto.

Ogni anno ad Agosto mi riprometto che non ci penserò, che lo tratterò come un luglio qualsiasi, un giugno chiunque, un dicembre, ah no, che ho problemi anche con lui.

Ad Agosto io speriamo che me la cavo.

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