Le cene più belle

Le cene più belle rimangono i tranci di pizza comprati all’ultimo minuto, per stare ancora un’ora al parco.
Prosciutto e pane da sgranocchiare su una panchina accanto a uno scivolo mentre le bimbe giocano.
Grissini e formaggio mangiati seduti in riva al lago con il prato come tovaglia e un temporale in arrivo come telegiornale.
Cappuccino e castagna matta in mano, un gradino sotto al sedere e un passerotto come sommelier.
Coltello nello zaino e un salame da affettare a 2000 mt.
Briciole di pane da dividere con le oche lungo un fiume d’acqua ghiacciata.
Pane fatto in casa e cioccolato da assaporare nel prato dietro la cascina dei nonni, un blocco di fogli tutti per me e qualche matita colorata come compagnia.
Biscotti e bevande gassate in un ostello di Milano dopo una giornata passata a gironzolare.
Uva appena colta e torta di mele da mangiare in macchina con la vista annebbiata da mille gocce di pioggia, una canzone alla radio e la speranza di vedere l’arcobaleno.
Un piatto di spaghetti al pesto da mangiare sotto un portone, per ripararsi dal temporale improvviso.
Frittata e insalata di pasta da condividere con gli amici accanto alle cascate del Menotre mentre il verde del bosco ci invade la vista e il rumore dell’acqua ci coccola i pensieri.
Piadina con prosciutto e formaggio gustata su una panchina davanti al mar Ligure, in lontananza i cavalli di ferro del porto di Genova illuminati da luci rosse e gialle.
Spremuta d’arancia e té alla menta sorbiti nella rumorosa piazza di Marrakech mentre con la mente sto già disegnando la scena.
Un bento di scarsa qualità mangiato fuori dal konbini a Kamakura, dopo aver preso un treno che sembra uscito da un film di Miyazaki.


Il pasto migliore è quello che faccio in un luogo sconosciuto con le persone vicine al mio cuore.
Il pasto migliore è quello che non mi aspetto, quello raffazzonato, senza posate, senza tovaglioli, senza tovaglia e senza sedie.
Quello cresciuto all’improvviso come una pianta infestante che mi lascia sporca e contenta come una bambina.
Quello che mi permette di stare un’ora in più fuori casa, nel vasto mondo.

Qualcuno biasimerà una tale disattenzione ai piatti preparati con cura, che apprezzo comunque tanto.
Qualcuno sarà inorridito da questa mia anima nomade che sfugge ai vestiti della festa e ai luoghi eleganti ma è nel movimento che mi sento viva, è nella scoperta che mi brillano gli occhi.

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