Sii Gentile con le memorie

Sii Gentile
Con le memorie di chi
non ha più fiato per parlare,
custodiscile come gioielli,
propagale come talee.

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Coltiviamo e propaghiamo le memorie storiche, le memorie dei grandi eventi, le memorie dolorose così come quelle gioiose.
Custodiamo le memorie allegre e quelle tristi, quelle che ci rendono orgogliosi e quelle che ci fanno vergognare.
Ripercorriamo le memorie private, le storie delle famiglie, i racconti dei nonni e delle nonne.
Salviamo dall’oblio le memorie dei paesi spopolati di montagna, del lavoro, delle lotte sindacali, delle storie d’amore, dei passi in avanti e di quelli indietro.
Parliamo delle memorie delle comunità, delle fatiche, delle idee che si sono fatte strada fino a diventare qualcosa di concreto.
Teniamo vivi i dialetti, i modi di dire, le parole desuete.

Perché?
Per rendere omaggio e giustizia.
Per non dimenticare.
Per non far scomparire anche nel ricordo le persone.
Ma, soprattutto, per imparare, per creare un bagaglio d’esperienza che ci aiuterà ogni qual volta saremo chiamati/e a giudicare, esprimere un parare, prendere una decisione.

Da qualche giorno è stata celebrata la Giornata della Memoria, il 27 gennaio, per commemorare tutte le vittime dell’Olocausto. Anno dopo anno cerchiamo di non perdere la memoria collettiva dell’orrore quel che stato, cerchiamo di non dimenticare le storie di uomini, donne e bambini che sono stati assassinati, torturati, annientati.
Non è solo una commemorazione per rendere giustizia a tutte quelle vittime ma è un allenamento a ricordare perché cose di questo tipo non si ripetano più.

Tenere viva la memoria dei genitori, dei nonni, della storia della propria famiglia, della propria città, non è solo un gesto gentile, è impedire che vengano cancellate le storie delle persone e dei luoghi, è manenere vivo un legame nel ricordo.

Come ho letto nel libro “Quel che affidiamo al vento” di Laura Mai Messina:
“Di chi non si sa nulla, non c’è niente da dire.
Di chi non si sa nulla, nulla più importa.
In quel luogo […] scoprì d’aver imparato un’altra cosa importante, ovvero che un uomo bastava tacerlo per eliminarlo per sempre. Per questo serviva ricordare le storie, parlare con le persone, parlare delle persone. Ascoltare le persone parlare di altre persone.”


Di chi non sappiamo nulla non ci importa nulla, meno sappiamo e meno siamo interessati a difendere, proteggere, migliorare.


Ricordare vuol dire avere a disposizione un grande bagaglio di esperienze che ci possono aiutare a muoverci nel presente. Ricordare vuol dire anche abbandonare la presunzione di essere sempre gli unici e i primi al mondo ad aver provato alcune emozioni, a essersi trovati in una particolare condizione.

Le memorie vanno custodite come gioielli preziosi, bisogna impedire che vengano alterate, distrutte, cancellate.
Curiamo le memorie storiche così come le memorie private, coltiviamo le storie dei nostri nonni e nonne, delle persone che abbiamo conosciuto.
Propaghiamoli come fossero delle talee, doniamole ai bambini, parliamone a scuola, diamo spazio a chi ha voglia di raccontare e diffondere.


3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sai cos’è? che i custodi delle memorie rimandano, rimandano e quando decidono di raccontarle se ne ricordano solo la metà, ho deciso di scrivere le mie (che sono, in parte, anche quelle di genitori, nonni e bisnonni). Se poi i “posteri” non le leggeranno, peggio per loro!
    Mi sono accorta, negli anni, che i nostri vecchi hanno un pudore nel raccontare e così si perdono tanti aneddoti che, invece, aiuterebbero ad affrontare anche il presente con un po’ di conoscenze in più! O a farci capire che, niente di nuovo c’è sotto il sole!

    E, visto come mio padre ha avuto un “salto” nella sua memoria da pochi mesi a questa parte, comincerò presto.

    Ciao, Fior

    1. Burabacio ha detto:

      Ciao Fior, mi sembra una bella idea. Noi abbiamo del tutto perso la memoria di mio nonno, prima internato in un campo di lavoro durante la seconda guerra mondiale (si ma dove? In che città?) e morto dopo qualche anno di TBC. Mia nonna, credo per dolore, ha cancellato del tutto la sua memoria, ha tolto le poche fotografie, non ha mai voluto raccontare nulla e mia madre aveva pochi mesi quando è morto. Mia nonna diceva solo: “pover’uomo, ha avuto una vita sfortunata” e basta. A me dispiace molto di non sapere nulla di lui.
      Anche mio padre ormai con la memoria ha perso molte cose, lui ha sempre raccontato tanto e ora mi dispiace di non averli scritti tutti i suoi racconti perché ricordo qualcosa ma poco.

  2. Da quello che ho capito, di alcuni zii a cui ho chiesto di raccontarmi il periodo della guerra, nessuno ha piacere a ricordare le cose “brutte” . . . come mi ha spiegato una psicologa, quando ricordi qualcosa di brutto è come se lo rivivi (anche molti sopravvissuti dai campi di sterminio, non hanno iniziato a raccontare se non in tarda età)!
    Quando ho iniziato a farmi raccontare qualche memoria dei Suoceri, il Suocero si è ammalato e poi è morto, la suocera, qualche anno dopo ha preso la demenza, fine dei racconti! Dovrò far conto sui pochi ricordi che ho o che ha la cognata (la prima figlia)!

    Ciao, Fior

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