Valentino, di Natalia Ginzburg

“Tratteniamo le nostre parole ben ferme su piccole cose, sua quel che mangiamo sulle gente che abita di fronte”
“Così non ho nessuno con cui dire le VERE PAROLE: vere parole, di tutta la nostra storia, come è stata”
(Valentino – Natalia Ginzburg)

Ho ascoltato, grazie AD ALTA VOCE DI RADIO3, Valentino, di Natalia Ginzburg.

Valentino è un racconto, una storia breve, un soffio di vita.

Amo Natalia Ginzburg e ho letto molto suoi libri, ormai superano le dita di una mano.
Amo il suo modo semplice, quasi domestico, di raccontare e srotolare vite, amori, fallimenti, delusioni, aspettative assurde e rassegnazione.
Amo il suo non dire troppo, non indulgere in descrizioni fisiche né raccontare il suo punto di vista.

Non ci dirà mai: era un uomo cattivo, era un uomo buono, era una donna così e cosà.
La Ginzburg si limita a raccontare quel che è successo, a riportare i dialoghi e le azioni e così, come nella vita, scopriamo che qualcuno di cui si parla tanto male, ad esempio la futura moglie di Valentino, in realtà è una gran brava persona che mette a disposizione la sua casa, i suoi soldi, per aiutare gli altri. E quegli altri che sembrano tanti bravi e benintenzionati la stanno giudicando tanto male solo per il suo aspetto fisico.


La Ginzburg non sente di doverci indirizzarci su un giudizio con le sue parole, giudicheremo noi, trarremo noi le conclusioni man mano che la storia si dipana.
Non si perde in lunghi monologhi introspettivi e infinite descrizioni su quel che sentono o che vogliono fare i suoi personaggi, bisogna scoprirlo da sé man mano che si legge. Non sappiamo mai bene quel che pensano e provano.

Uno dei concetti di Valentino che mi ha colpito e che mi porto dentro è quest’impossibilità della protagonista, Caterina, di dire le “parole vere”.
Caterina si trova, a un certo punto della sua vita, a non poter parlare con nessuno con parole vere, se le deve tenere tutte in gola. Le rimangono solo parole di circostanza, parole che non valgono nulla, che non vanno in profondità.
Quante volte ci siamo accorte/i di non avere nessuno con cui dire parole vere?

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