“Oh, niente” dal diario di Jane Somers

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“Le donne tengono insieme le cose, favoriscono i nostri importanti appuntamenti coi grandi eventi con la loro multiforme attività, così umili che, interrogate alla fine della giornata su quello che hanno fatto, spesso rispondono: OH, NIENTE”
(Doris Lessing – Il diario di Jane Somers)

Chi pronuncia queste parole è la protagonista de “Il diario di Jane Somers”, Jane, detta Janna. 
Janna è una donna colta, con un ottimo lavoro, vedova.
In vita sua non si è mai occupata di nessuno. Anche quando il marito, e in seguito la madre, si sono ammalati e sono morti, lei si è limitata a fare il minimo indispensabile.

Un giorno, però, si rende conto di non sapere nulla di loro: cosa pensava suo marito mentre era malato? Perché non hanno mai parlato di cose importanti? Sua madre aveva paura? Quanta fatica costava a entrambi il semplice vestirsi mentre erano malati? E perché lei ha sempre fatto finta di nulla?

Così Janna prova a cambiare, osserva le persone intorno a lei, cerca di mettersi nei panni degli altri: scopre che oltre al suo mondo perfetto ce ne è un altro popolato di anziani soli, poveri e malati. 
Un mondo che non aveva mai voluto vedere.
Chi sono le persone che si prendono cura di chi è povero, malato e solo?
Nella Londra degli anni ’70 sono gli aiuti domestici, le “buone vicine” e infine gli ospizi
Sono tutte donne poco qualificate, per la maggior parte straniere, pagate pochissimo che lavorano dalla mattina alla sera per assistere anziani/e non autosufficienti. 

Sono donne con figli piccoli che svolgono un lavoro faticoso, come quello dell’assistenza agli anziani, e hanno anche tutto il carico familiare sulle loro spalle. 
Ogni giorno svolgono mille attività diverse e non sembrano rendersene conto, sono così umili che a fine giornata dicono di non aver fatto NIENTE, perché chi lavora davvero sono quelli ben pagati, quelli qualificati.

Questa frase mi ha fatto pensare a tutte le donne che, ancora oggi, a fine giornata rispondono: “OH, NIENTE”.
Ce lo ha ben spiegato il 2020 con il lockdown che il carico della cura e dell’assistenza in famiglia è ancora per la gran parte sulle spalle delle donne.
Tante di loro lo scorso anno hanno rinunciato a progetti, a nuovi lavori, si sono licenziate, hanno trascurato la loro salute fisica e mentale, per arrivare a conciliare tutto.

Smettiamo di dire: OH, NIENTE.
Diamo il giusto valore a quel che facciamo ogni giorno, chiediamo a mariti e compagni di condividere con noi il carico della famiglia che abbiamo creato insieme.

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