La parola dell’anno

Ti racconto qualcosa della mia parola dell’anno ma partiamo dall’inizio, sai cos’è?
Innanzitutto è una parola e sai che le parole sono magiche, pensa a ABRACADABRA, GRAZIE, SCUSA, TI AMO, BIDIBIBODIBIBU.

La parola dell’anno è una parola ma anche un faro, un raggio luminoso che ti accompagnerà durante il 2020.
Lo scorso anno avevo scelto GENTILE e, sebbene fossi scettica sul fatto che mi avrebbe accompagnato davvero durante l’anno, ho dovuto ricredermi!
Ho seguito la gentilezza e insieme abbiamo fatto follie: ho iniziato a scrivere i sii gentile, ho creato un libro che li raduna, un calendario dell’avvento gentile ma, soprattutto, sono cambiata io, ho intrapreso un percorso interiore che volevo fare da tempo ma non avevo il coraggio.
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Finito il 2019 bye bye gentilezza?
No, la gentilezza rimane sempre il mio faro ma dò l’opportunità a un’altra parola di germogliare dentro di me.
Forse è così che si interiorizza qualcosa.

Ho incontrato la Parola dell’Anno grazie a Gioia Gottini e a questo post (che ti invito a leggere se sei curiosa/o di saperne di più) che a sua volta si è ispirata a Susannah Conway che mette a disposizione, ogni anno, un mini corso gratuito per trovarla.
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* FRUTTO *
La mia parola dell’anno è legata al mondo contadino di cui sono figlia, è zuccherina e buona come la frutta appena maturata, calda come le pesche ancora attaccate all’albero in una giornata estiva.
Bella come mio nonno Beppe sul trattore azzurro della Fiat e il suo cappello in testa.
Buona come i suoi occhi azzurri mentre mi spiegava che, una volta tagliato il granturco, sarebbero nate delle violette nel campo e mi avrebbe accompagnato a raccoglierle.

Ho pensato a FRUTTO perché nel 2019 ho seminato tanto, ho coltivato piccole piante, ho tolto le erbacce, ho innaffiato con costanza la Burabottega ma non solo.
Perché la parola dell’anno non riguarda solo il lavoro ma la vita nel suo insieme.

Quest’anno é giunto il momento di valorizzare le tante cose iniziate, far fruttare i tanti piccoli alberelli del mio bosco personale.
Questo, per Burabacio, si traduce in maggior cura per quel che vi propongo e una scelta audace che stiamo cercando di costruire con Giorgio, quindi nei prossimi mesi troverete delle novità.
Qualcosa che darà maggior valore a tutto quel che si fa e si è fatto, che trasformi davvero queste belle e giovani piantine in un frutteto.

Come tutti i rischi non sappiamo bene se andrà in porto ma è qualcosa in cui crediamo. lavoro_frutto.jpg

Tempo fa, dentro un biscotto della fortuna, avevo trovato questa frase: “il lavoro ha radici amare ma il suo frutto è dolce”.

Una frase perfetta per me che ero nel bel mezzo del periodo più faticoso dell’anno con grossi progetti editoriali da consegnare. In quel momento vedevo solo la fatica perché stavo davvero faticando molto.
Mesi e mesi sugli stessi bellissimi progetti, io che correvo per stare al passo con le consegne mentre la vita mi scorreva intorno come i ruscelli che si formano in montagna l’estate, quando si scioglie la neve.
Con l’acqua arrivavano imprevisti, situazioni da gestire, buone e cattive notizie.
Mi sembrava di affogare.

C’è voluto un biscotto della fortuna per ricordarmi che, per quanto gli sforzi ci sembrino pesanti, arriverà il giorno in cui assaporeremo i frutti dolcissimi che abbiamo coltivato.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. booksdetails ha detto:

    La mia invece è “albero” 🙂

    1. Burabacio ha detto:

      Tu l’albero, io il frutto 🙂 posso chiederti come mai ALBERO?

      1. booksdetails ha detto:

        Perché l’anno scorso ho iniziato tutta una serie di cose nuove che adesso hanno bisogno di fare radici e di crescere 🙂 quest’anno proverò a comportarmi da “alberello” e mi dedicherò anche alla coltivazione di qualche piantina (non sono molto portata, ma mi impegnerò) 🙂

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