Gestire un fallimento

Iniziare non è sempre facile.
Iniziare a lavorare con le nostre abilità, su qualcosa che amiamo tanto è molto bello ma a volte anche doloroso.

Le critiche ci ferisco di più, facciamo fatica a separare la critica al nostro lavoro dalla critica a noi come persona.

Abbiamo paura di fallire proprio perché non sappiamo separare il fallimento di un progetto dal nostro fallimento personale, in qualche modo il fallimento ci si appiccica addosso.
Iniziare a fare laboratori, per una persona come me abbastanza introversa, non è semplice, sono una che si nasconde ben volentieri nel suo studio a disegnare.


73dbab5f-6b8b-4cc7-8367-72f0cfa81756
(Bura Open Day a Roma a L’ora di Libertà)

Se mi hai seguito ultimamente avrai notato che ho avuto una primavera intensa in cui ho fatto una maratona di Bura Open Day tra Torino, Milano, Civitanova Marche, Chivasso, Collegno, Ferrara, Roma e Firenze. Per me è stato un momento di  grande crescita e un’occasione per “uscire dal virtuale” e incontrare tante persone finalmente DI PERSONA.
I Bura Open Day però non sono stati i miei primi laboratori, ho iniziato nel 2015 con un laboratorio di Colore e Meraviglia per adulti e un laboratorio per bambini, in particolare per mamme e figli (o figlie) e, quando c’era richiesta, anche papà e figli.
Con questi laboratori stata a Bologna, a Ferrara, ad Ancona, a Como e a Lugano.
Poi ho interrotto per la nascita delle mie bertucce, l’ultimo laboratorio l’ho fatto ad Ancona già in preda alle nausee e giramenti di testa della gravidanza e ho ripreso sempre ad Ancona al festival Leggetevi Forte un anno e mezzo dopo la nascita delle piccole.64e75028-d40d-4d81-b93e-c18f491c0364.jpg
(Questo è IO RACCONTO TE, TU RACCONTI ME che ho tenuto all’Asilo Nido i Papaveri a Como nel 2016)

I primi tempi che ho organizzato i laboratori sono finita in studi di psicologi, in pasticcerie, in ristoranti e asili nido. Non sempre ho saputo giudicare bene le persone che si offrivano di organizzarli e non sempre chi diceva di “avere tante persone interessante al laboratorio” riusciva poi a coinvolgere qualcuno.
In altri casi invece è andata bene oltre le aspettative.

Mi ricordo una volta in cui avevo organizzato due laboratori a Bologna e fino a due giorni prima sembrava essere tutto a posto.
La sera prima dei laboratori, dopo che avevo già prenotato una camera per dormire a Bologna, ricevo un messaggio: “non ci sono iscritti, mi dispiace”.
Ma come è saltato? Non era tutto a posto? Non si sarebbe occupata questa persona della promozione?
Il fallimento mi si è appiccicato addosso.
La prima volta che è successo ci sono rimasta male, malissimo.
a72094e2-9281-471f-a9e7-bacc4bc7f5c8.jpg

Mi sono arrabbiata con la persona che l’aveva organizzato perché non me l’aveva detto prima, mi sono arrabbiata con me per non essere abbastanza brava.
Mi sono messa a piangere come una bambina e, non contenta, sono andata a farlo in uno dei miei parchi preferiti perché volevo piangere in un posto bello.
Giorgio al telefono mi consolava e mi diceva che capita, che può succedere, di non piangere e io ribattevo: “sono grande e faccio quel che mi pare, quindi piango”.

Ora non piango più se va deserto un laboratorio, soprattutto ho imparato a non appiccicarmi addosso il fallimento di un progetto, di un laboratorio, di un quaderno, di un lavoro.

Ho imparato anche a valutare bene chi lo ospiterà, se la libreria o l’associazione culturale è abituata a gestire laboratori, se le persone della zona vanno già abitualmente lì per incontri e appuntamenti. Ho imparato a controllare chi si propone, a essere più oculata nelle collaborazioni perché gran parte del successo di un incontro è determinato da chi ti ospita.

In questi Bura Open Day ho trattenuto il fiato fino all’arrivo dei primi partecipanti perché non sapevo bene chi sarebbe venuto. Avrei potuto anche non avere partecipanti e invece sono sempre arrivati, complice il fatto che ho alle spalle più esperienza e più “forza” sui social, grazie al lavoro degli ultimi anni.
Complici del successo sono anche le librerie, ognuna di loro è attiva nel quartiere e propone settimanalmente laboratori. Alcune volte, e qui mi sono gonfiata come un tacchino, le persone sono venute per me, perché seguono le mie peripezie sui social.
42931cea-646d-4d71-9bb2-6c5f2d981a3c.jpg
(Bura Open Day alla Liberia Pan di Zenzero a Collegno, Torino)

Se abbiamo un’attività, un progetto, un’idea, dobbiamo imparare a incassare i no, i fallimenti e gli errori nostri e altrui, è questo quel che ho imparato dai miei fallimenti e dai miei pianti nei parchi.
Se fosse così semplice mantenersi con un’attività in proprio l’aprirebbero tutti, no?
E invece di questi tempi serve una buona dose di coraggio e saper incassare i pugni che arrivano.

Pochi te lo racconteranno ma su 10 progetti forse ne andranno in porto 2 e gli altri 8 finiranno nell’immondizia. Magari erano anche buoni progetti, magari avevano delle lacune, chissà, sta a te analizzare la cosa e capire il motivo, per imparare la lezione.
L’unico errore imperdonabile è farsi scoraggiare al primo tentativo e pensare che ogni cosa che proponiamo e creiamo sia una successo. 

Se ripenso a quella Sabrina che piangeva a singhiozzi le vorrei dire che in futuro ne avrebbe fatti tanti altri di laboratori, che non è la fine del mondo, oppure no, alla fine è giusto anche poter manifestare la tristezza, quando c’è e imparare la lezione così.

E tu come gestisci i fallimenti piccoli o grandi?

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...