Tradirsi

Cosa vorresti dire alla bambina che sei stata?
Sei riuscita a non tradirla troppo?

“Amore è tutto ciò che puoi ancora tradire” scriveva Andrea Pazienza e se ci pensi è così, per tradire qualcuno devi avere con lui o lei un rapporto, deve essere qualcuno che ci permette di avvicinarci, che si fida.
Chi meglio di noi stesse?
Siamo le persone perfette da tradire.
E poi è sempre un male tradirsi o tradire vuol dire cambiare?
Quando ho sottoposto questo quesito sui social ci sono state due grandi reazioni: chi considerava il tradirsi come una cosa positiva, qualcosa da fare per crescere e chi considerava il tradimento negativo perché rimanere fedeli ai sogni di bambino è importante.

Credo che alcuni sogni nascano nell’infanzia proprio perché fanno parte di noi, sono forti e radicati nel nostro essere e questi non andrebbero traditi.
Non vorrei nemmeno tradire quello sguardo buono che hanno a volte i bambini quando pensano che tutto si possa fare, sanare, risolvere, ricucire. 
Odio il cinismo di molti adulti che non li smuove nulla, sanno che tutto è inutile e “così va la vita”.
Però penso pure che in alcuni casi tradirsi voglia dire crescere, che in minima parte sia necessario.

Alla piccola Sabrina vorrei dire che l’ho tradita alcune volte: non sono diventata una stilista né una scienziata che vive in un laboratorio nascosto, meglio se sottoterra ad allevare formiche.
Non ascolto più Marco Masini e nessuno mi dice più che sono timida, fortunatamente.
Il problema di essere timida mi ha accompagnato per tutta l’infanzia, complice la fissazione di mia madre di avere una figlia estroversa e del pediatra che a ogni controllo mi diceva “sei timida ehhhhhhh? Ciao bambina timidaaaaa”.
Ecco, io questa cosa l’ho tradita.
Divento ancora rossa quando parlo di qualcosa che mi tocca nel profondo, non sono diventata l’anima della festa, ma so parlare in pubblico, so parlare più o meno con tutti.
Non ho tradito la mia sensibilità e ora mi commuovo senza più sentirmi in colpa, so che non è una cosa brutta, non sono triste, non sono malinconica, non sono infelice, sono solo sensibile e se il telegiornale mi fa salire le lacrime non chiedo più scusa a nessuno di piangere di fronte a un fatto di cronaca molto brutto o, all’opposto, molto bello.

Mi sono tradita tanto quando ho rinunciato a disegnare per diventare una perfetta donna senza grilli per la testa, per fortuna poi ho capito che non era la mia via. Questo era la passione più grande della mia infanzia, così vecchia che il ricordo del benessere che mi regalava disegnare è uno dei primi ricordi che ho.
Amavo follemente disegnare in una casa in cui non disegnava nessuno e in cui nessuno mi ha mai incitato a farlo, semplicemente per me era naturale e vitale.
Per più di 15 anni ho tradito me stessa non disegnando più perché alla fine “perdevo solo tempo”, perché “coi disegni non si mangia”, perché “ci sono altre cose più importanti da fare”.
Sono rimasta fedele a me quando cammino in mezzo alla natura, il mio grande amore di sempre.
Amo le grandi città, le opere dell’uomo, le strade pullulanti di persone ma un bosco silenzioso mi rigenera, mi cura, mi lenisce.
Sono rimasta fedele a me quando mi incanto a guardare un corso d’acqua, quando riprendo in mano i colori, quando decido di credere negli altri, di non perdere la tenerezza, di inventare un quaderno per giocare, per ricordare, per creare.
Non posso dire di aver conservato quella fiducia cieca che avevo da bambina che tutto si potesse sanare, che ogni persona potesse trovare pace e serenità, che tutti possano essere amati.
Un po’ ci si tradisce sempre per sopportare il peso e la gioia di vivere.

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