Bura libri ispiranti: Lavoro come un giardiniere (Miró)

Lavoro come un giardiniere e altri scritti di Joan Miró.
Questo libro fa parte delle Carte d’Artisti della casa editrice Abscondita ed è una delle mie collane preferite, adoro leggere gli scritti degli artisti e capire qualcosa in più della loro opera.
Gli scritti di Miró sono riflessioni sulla sua pittura, dichiarazioni, poemi e poesie.  
Spesso non frasi e paragrafi brevi che fissano un concetto, tra i primi scritti troviamo “sogno un grande Atelier” in cui Miró ci spiega perché ha bisogno di spazio. Ai tempi lavorava in una stanza piccolissima e aveva spesso allucinazioni per la fame.

“Vorrei cimentarmi nella scultura, nella ceramica, nella stampa, avere un torchio. Tentare di superare, nei limiti del possibile, la pittura al cavalletto, che a mio avviso si propone un fine meschino, e avvicinarmi, attraverso la pittura, ai volumi umani, cui non ho mai smesso di aspirare.”

Miró non è insensibile agli accadimenti esterni e a questi ha dedicato diversi scritti, perché se la pittura non viene influenza da quel che accade nel mondo diventa solo un “passatempo borghese”.

“Per scoprire un mondo abitabile,quale marciume occorre spazzare via!
Se non ci impegniamo a scoprire l’essenza religiosa,  il senso magico delle cose, non faremo altro che aggiungere nuove forme di abbrutimento, a quelle, già immani offerte oggi ai popoli.”

In Miró è forte il suo senso del dovere, la necessità di vivere la pittura come impegno e denuncia, lui stesso scrive che non ci sono più “torri d’avorio in cui appartarsi”, per l’artista è giunto quindi il momento di uscire allo scoperto e prendere una posizione.
Mi è piaciuto molto leggere gli scritti di Miró e scoprire il suo grande impegno e mi hanno aiutato a vedere con occhi diversi le sue opere alla Fondazione Joan Miró a Barcellona. Se da un punto di vista mi piace lasciarmi stupire e sorprendere di fronte a un’opera, senza avere altre informazioni, mi piace poi, subito dopo, saperne di più in modo da poter avere più chiavi di lettura.
Lo scritto da cui prende il nome il libro “Lavoro come un giardiniere” è di grande effetto e spiega bene il suo pensiero. 

“Lavoro come un giardiniere o come un vignaiolo. Le cose maturano lentamente. Il mio vocabolario di forme, ad esempio, non l’ho scoperto in un sol colpo. Si è formato quasi mio malgrado. Le cose seguono il loro corso naturale. Crescono, maturano. Bisogna fare innesti. Bisogna irrigare, come si fa con l’insalata. Maturano nel mio spirito.”

E ancora:

“Il quadro deve essere fecondo, deve far nascere il mondo. Che rappresenti fiori, personaggi o cavalli, poco importa, a patto che riveli un mondo, qualcosa di vivo.”

Questa mi sembra una delle dichiarazioni più belle e a cui maggiormente, nel mio piccolo, aspiro. 

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