Un lavoro più gentile

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Non credete a chi vi dice che là fuori non c’è nulla.
C’è stato un periodo in cui rientrare al lavoro dopo un periodo di ferie mi dava una brutta sensazione allo stomaco.
C’è stato un periodo in cui mi sono persino rovinata le ferie al pensiero di tornare al lavoro e alle dinamiche classiche che tanto mi facevano stare male.
C’è stato un periodo in cui ero arrabbiata e grigia come la stanza in cui lavoravo.
C’è stato un periodo che andare a lavorare voleva dire tuffarsi nelle solite schermaglie, assimilare malumori altrui, spurgare discussioni e male parole.
Poi mi sono licenziata e ho proseguito a coltivare il mio piccolo sogno nonostante molte persone mi dicessero di tenermi stretto quel che avevo, che non poteva esserci nulla di meglio per me, che lavorare in quel modo era normale.
Volevo adattare il lavoro alla vita, il che non vuol dire lavorare meno ma lavorare meglio.
Volevo far sì che un problema di salute non diventasse un motivo per lunghi silenzi e rancori.
Volevo avere la possibilità di vivere un lutto senza che venisse visto dai miei superiori come “l’ennesimo problema”.
Volevo vivere il lavoro, in definitiva, in modo più umano e gentile.
Volevo essere trattata da persona, non da cosa.
Le cose si buttano quando non servono più, le persone no.
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Ora, dopo tanti anni spesi a costruirmi una mia attività posso dire di lavorare con clienti a volte esigenti, a volte in ritardo ma sempre educati e gentili.
Clienti che mi scrivono un’email o mi telefonano solo per dirmi che il lavoro consegnato è stato apprezzato.
Clienti che mi augurano “buon anno e buon rientro” con una telefonata.

Il mondo del lavoro non deve essere per forza quella cosa che ti trita l’anima e ti sputa appena hai una gravidanza, un genitore anziano da seguire, un qualsiasi problema di salute o rendi leggermente meno.
Può essere diverso, può piegarsi come un giunco alla vita.
Non credete a chi vi dice che là fuori non c’è nulla, vuole tenervi ancorati a lui, alla sua realtà. Con queste parole giustifica le sue azioni, la sua maleducazione, le sue mancanze.
Là fuori c’è impegno, fatica, lavori che vanno in porto e lavori che rimangono nel mondo dei progetti ma c’è anche la possibilità di lavorare in modo diverso e più umano.

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