Bura-libri ispiranti: le radici storiche dei racconti di fate di Propp.

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Questo per me è IL LIBRO, quello su cui ho passato più tempo, che ho studiato, sottolineato. Quello che mi faceva andare a letto tardi per continuare a leggerlo.
Propp raccoglie racconti di fiabe russi, studi di etnologia, racconti di tutto il mondo e ne ricava delle immagini ricorrenti.
La fanciulla rinchiusa in una torre, la casa in mezzo al bosco, i doni fatati, la strega nella casa al limite del bosco, l’eroe che si avventura per un territorio sconosciuto solo dopo aver mangiato, la perdita della memoria, il sonno e molti altri.
Questi racconti e immagini si ritrovano ovunque nel mondo, dall’Egitto alla Persia, dai nativi americani alNord Europa.
Secondo Propp questi non sono racconti d’invenzione ma Storia, sono il documento di una delle più antiche età dell’uomo: l’epoca delle comunità di cacciatori, prima ancora della pastorizia e dell’agricoltura. Queste storie narrano momenti e riti d’iniziazione dell’umanità quando era fanciulla.
Persa la memoria del perché e la memoria della storia, questi racconti arrivano a noi come dei fossili e analizzandoli possiamo risalire anche a momenti di trasformazioni importanti come il passaggio dal matriarcato al patriarcato o da un’economia legata alla caccia a una legata all’agricoltura.
Propp collega i racconti a rituali esistenti nella protostoria e tra i primitivi.
Prendiamo l’immagine della fanciulla rinchiusa nella torre, la classica fiaba di Raperonzolo o Prezzemolina.
Presso alcune monarchie primitive era uso tenere i sovrani isolati dal resto del mondo: non potevano toccare il suolo, pena disgrazie per tutta la comunità. Ma non solo: ai reali era impedito di essere toccati dalla luce del sole e venivano nutriti con alimenti che favorivano lo sviluppo di facoltà magiche.
Possiamo ritrovare innumerevoli fiabe che narrano di persone rinchiuse in torri senza finestre che vengono nutrite solo con biscotti o altri alimenti. Altre fiabe narrano di terribili sventure se il protagonista viene colpito da un raggio di sole.
In altri casi il divieto è inerente al taglio dei capelli che erano ritenuti la sede dell’anima o della potenza magica. Perdere i capelli significava perdere la potenza. Dove lo abbiamo già sentito?
Nella storia di Sansone e Dalila ma anche in Rapunzel dei Fratelli Grimm.
Nel racconto di fate si trovano tutti questi divieti e possiamo desumere che sia un racconto veritiero sulle monarchie primitive.
La mentalità primitiva
, dice Propp, non conosce le astrazioni; essa si manifesta negli atti, nelle forme di organizzazione sociale, nelle usanze, nella lingua. Ad esempio se la maga minaccia di divorare il protagonista ciò non significa che ci troviamo di fronte a un atto di cannibalismo. L’immagine della maga divoratrice di uomini può essere stata originata anche diversamente.
Le radici storiche dei racconti di fate è un libro che va studiato più che letto ma se amate le fiabe è uno studio che merita di essere fatto.

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