La mia vita di Marc Chagall

il

Un altro post per la serie Bura-libri ispiranti: La mia vita di Marc Chagall.

“Figlio mio, ci sei? Cosa stai facendo? Bella era con te? Vuoi mangiare?”
“Guarda, mamma, ti piace?”
Osserva il mio quadro con certo occhi, Dio sa quali!
Io attendo la sentenza. Alla fine sillaba, lentamente: “si, figlio mio, lo vedo; hai del talento. Ma, ragazzo mio, ascoltami. Forse sei nato per fare il commesso. Ti compatisco. Con le tue spalle. Da dove viene, questo, nella nostra famiglia?”

Ho già scritto spesso della mia passione per le autobiografie e le riflessioni degli artisti.
Adoro poter leggere i pensieri, i crucci, le speranze, che stanno dietro un percorso artistico, ci si avvicina all’uomo e alla sua fragilità.
Ho iniziato a leggere l’autobiografia di Chagall dopo aver visto una mostra a lui dedicata ai Chiostri del Bramante a Roma, qualche anno fa.
Chagall è un grande narratore, le parole nelle sue mani vibrano di emozione, brillano d’amore e riverenza per la madre.
Dalle sue pagine conosciamo la storia della sua famiglia, una storia intrisa di religione, delle preghiere del giorno del sabbat, di barbe di rabbini, di bagni nel fiume, di asini, di caproni, di cani rabbiosi, di colori che escono da ogni frase, di spostamenti e fughe.
Le frasi sono brevi, brillanti, la realtà si mischia al sogno.
Sicuramente sono i racconti dell’infanzia a essere i più onirici: un morso ricevuto da un cane rabbioso diventa un evento strampalato, lui si figura importante come uno zar.
Le malattie di lui bambino e dei fratelli vengono preannunciate in sogno dalla madre, tramite la nonna defunta.
Mi ha fatto sorridere quest’idea che i malanni non sono generati da fattori esterni come virus, infezioni, freddo ma come cose all’interno della famiglia, che si generano nei sogni.
E poi l’attività artistica, il teatro, l’insegnamento, i grandi sogni e le delusioni.
Chagall scrisse La mia vita tra il 1921 e il 1922, poco prima di lasciare per sempre Mosca dopo l’esperienza della Rivoluzione. La moglie Bea Chagall lo tradusse dal russo al francese e comparve nelle librerie parigine nel 1931. Chagall corredò il testo di disegni al tratto.

“Poco importa come suona! Io sorrido, mi esercito sul suo violino, salto nelle sue tasche, sul suo naso.
Lui ronza, come una mosca.
Solo la mia testa vola dolcemente nella stanza.
Soffitto trasparente.
Nuvole e stelle azzurre vi penetrano con l’odore dei campi, della stalla, delle strade.
Ho sonno.
Sono contento di afferrare le croste di pane, il cucchiaio, e di cenare tremando.”

Pubblicità

Un commento Aggiungi il tuo

  1. sidilbradipo1 ha detto:

    Grande 😊😄
    Bacio
    Sid

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...