Un pezzo d’eternità

il

“Da qualche parte dentro me c’è un’officina in cui dei titani riforgiano il mondo”.

Etty Hillesum – Diario

La mia lettura del Diario di Etty Hillesum è arrivata alla fine.
Ho tanti dubbi, idee e pensieri incompleti in testa, chissà che col tempo fermentino ed escano nuovi germogli.
Questo Diario può scoraggiare per la mole di pagine, più di 800 nella versione integrale, ma è facile affezionarsi a Etty, così sincera con se stessa e con noi, così limpida e obiettiva.
Vi racconto quel che mi ha colpito di queste ultime pagine prima di lasciarla andare via.

“A ogni giorno basta la sua pena”, appunta Etty nel Diario, questa frase arriva dal Vangelo di Matteo.
“Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso.
Basta a ciascun giorno il suo affanno.” (Matteo 6,25-34)

Quando si riesce a liberare la testa dalle mille piccole preoccupazioni per il domani, dai problemi che non sono problemi, si libera molta energia.
Etty ci invita, e si invita, a non preoccuparsi di quel che verrà, del dolore a cui andremo incontro.
Non serve, non è utile, non risolve.

Etty si riferisce alla sua paura dell’imminente deportazione in Polonia. Nel suo caso ci vuole davvero una forza straordinaria per riuscire a non pensare al dolore del domani.
E noi quante volte ci carichiamo di pensieri e paure che generano malumore e stanchezza? 
A me capita spesso, soprattutto col lavoro. Tutte queste “ipotetiche paure future” non fanno altro che inquinare la mia persona e la mia giornata.
Quando si riesce a non soffrire per il domani si sbloccano le “sorgenti interiori” della nostra vita e si trova nuova forza e gioia. Si scopre di avere dentro un’officina popolata da Titani.

In queste 800 pagine di Diario ho incontrato tante Etty che vorrei abbracciare tutte.
Ho incontrato la ragazza che passa da un amore a un altro e ne parla con una libertà impressionante per essere negli anni ‘40. La ragazza che si stordisce di aspirine, la ragazza che abortisce perché “i nostri geni malati non devono passare a nessun altro”. La ragazza che si divide fra due relazioni e trova il modo di essere fedele a ognuno di loro, a modo suo.  La ragazza che ha un rapporto complicato e doloroso con la madre. La ragazza che ha paura di finire in manicomio come il suo fratello minore. La ragazza che trova assurda l’istituzione del matrimonio e si interroga sul futuro delle donne. La ragazza che compra i fiori per portarli a S. La ragazza che vuole viaggiare in Russia e tornare per essere un ponte tra Occidente e Oriente. La ragazza che combatte il suo carattere, le sue paure e il suo attaccamento alle persone. La ragazza che legge compulsivamente libri. La ragazza che non si fa sconti, mai. La ragazza che sa di portare dentro un pezzo di eternità e vuole riscoprirlo negli altri. La ragazza che vuole costruire un nuovo umanesimo senza odio per il prossimo. La ragazza che nel campo di lavoro, in mezzo al filo spinato e alla fame dice: “la vita è meravigliosa e degna di essere vissuta”.

In questi quaderni Etty è cresciuta così tanto che ora ha assunto la forma di un bodhisattva, colui che ha rinunciato al Nirvana per portare su di se il dolore del mondo e indirizzare più persone possibili verso la pace.
Anche Etty cerca di portare il suo pezzetto di dolore e non tenta di nascondersi o di scappare: vuole condividere il destino del suo popolo. I suoi stessi amici non la capiscono e criticano le sue idee d’amore per l’umanità così strane per quel periodo. Le danno della persona rassegnata o peggio pazza.
Eppure Etty sa che si può sperare di far nascere la pace nel mondo solo coltivandola dentro noi stessi. Se lei odiasse tutti i tedeschi si perpetrerebbe solo altro odio e la catena non avrebbe mai fine. L’odio va estinto con un immenso amore per tutti.
Nel campo di lavoro di Westerbork Etty si occupa di “preparare” spiritualmente chi ha ricevuto l’ordine per partire verso i campi di sterminio.
Lei sa di non poter impedire la deportazione e sa benissimo cosa capiterà loro, lo sanno tutti, ma crede fermamente che se si affronta la morte con dignità in qualche modo ci si è salvati. Abbraccia le persone, fa loro forza, passa il tempo a raccogliere le loro storie e memorie.
Vuole essere con quelle persone e con tutto il suo popolo al 100%.
Il diario si interrompe con la frase “si vorrebbe essere una balsamo per molte ferite”.

Voglio chiudere il mio viaggio tra queste pagine con una frase, a me molto cara:

“Ho il dovere di vivere nel modo migliore
e con la massima convinzione,
sino all’ultimo respiro:
allora il mio successore
non dovrà più ricominciare tutto daccapo,
con tanta fatica”

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