Le rane, le gradazioni di verde e il sole d’aprile

Prendi la coperta, la pappa, i pannolini, le salviette, le giacche, la merenda, due giochi.
Porta giù il passeggione, cambia una, cambia l’altra e ti stai già chiedendo perché non siete rimasti a casa.
E poi il tuo quaderno, e che cacchio, vuoi pure disegnare, così per sfregio prendi anche le matite colorate. Il pennarello fine, quello spesso e fai una foto a quelle tre frasi che devi ancora riscrivere dal Diario di Etty Hillesum. Che non si sa mai ti avanzi del tempo.
Lo sai anche tu che non stai via una settimana e probabilmente riuscirai solo a sfiorare il quaderno, eppure non ce la fai a portare via solo lo stretto indispensabile. Questa è la tua coperta di Linus, quella di Leda è già in macchina. Leda si avvolge in una coperta, si copre le gambine e poi stringe la stoffa tra le piccole braccia. Io porto via il quaderno, il portapenne, i colori  e mi tranquillizzo. Ci sono stati momenti in cui ho portato via il mio kit di sopravvivenza anche per andare dal dentista o fare la fila alle poste.
I cucchiaini, l’acqua, che altro manca?
I cappellini ma ti ricordi che non li possiedi.
A metà del trasloco pensi (per l’ennesima volta): “perché non siamo rimasti a casa?”.
Non siamo rimasti a casa perché fuori c’è il sole e non si può perdere un sabato di sole.  
E finalmente siete in macchina, fuori dalla trappola casalinga.
La destinazione è l’oasi naturalistica di Alviano a un’ora di strada da casa.
Pian piano che il paesaggio scorre dal finestrino della macchina pensi che non ci sia posto migliore al mondo in cui stare. Lo dici a Giorgio, lui guarda il lago di Corbara e ti risponde con: “insomma”.
Siamo all’inizio di aprile e oggi la temperatura supera i 20 gradi, il cielo è di un azzurro saturo e ha piovuto così tanto negli ultimi mesi che i prati scoppiano di erba e pratoline. Gli alberi sono carichi di fiori.
Una cosa da perderci la testa. 
Trovi un bar con microonde e scaldi una pappetta collosa che le bimbe mangiano uguale, buone forchette come i genitori. Un doppio cambio pannolino molto spartano in mezzo a un prato e via, abbiamo le chiavi per avventurarci nell’oasi. Il sabato l’oasi non è aperta a tutti: vanno prenotate le chiavi per aprire il cancello.
Questo vuol dire che dentro siamo in pochissimi.
L’oasi è piena di acquitrini, paludi, alberi, rane, uccelli che sono poi la vera attrazione della zona. Ci sono molte casette di avvistamento per il bird-watching e ogni tanto incontriamo qualcuno munito di un teleobiettivo.
Dai pannelli all’ingresso dell’oasi ho imparato alcune cose, tipo che il merlo rosso ha una lingua viscosa e uncinata, fa buchi col becco nel tronco e tira fuori gli insetti con quella lingua lì. Invece il merlo verde si dedica ai formicai.
Nonostante le buone intenzioni la nostra conoscenza della fauna è molto limitata e ci ha consentito solo di riconoscere un gran numero di cigni, aironi e una nutria che scorrazzava sotto il nostro punto d’osservazione.
Abbiamo quindi fatto il nutria-watching.
Le bimbe hanno gradito il gracidare delle rane, il cinguettio degli uccelli e il rumore dell’acqua, in poche parole quella pace che arriva solo dalla natura.  Si sono fatte una sana ronfata.
Io sono rimasta affascinata da tutte quelle gradazioni di verde, così tante da non poter essere fermate su carta con le mie povere matite colorate.

A un certo punto Giorgio mi ha detto: “tu disegna che alle bimbe ci penso io”.
Detto fatto abbiamo trovato un tavolino vicino a uno stagno, le bimbe sono state posizionate a terra a nutrirsi di pratoline. Ho sfoderato il quaderno e le matite colorate e mi sono tuffata nell’avventura del foglio bianco.
Il tema del giorno inevitabilmente è stato il verde e le rane.
Perdonami verde di aprile, non ti fermerò mai su carta, però continua a inebriarmi.
Siamo esseri permeabili come il guscio delle uova bagnato, non possiamo fare a meno di raccogliere tutto quel che c’è intorno a noi. Siano essi stimoli positivi o negativi, noi li assimiliamo e in qualche li diffondiamo intorno a noi.

Tra uno yogurt, una foto, una matita ho finito il mio disegno.
E poi ancora fiori, sassi, tartarughe d’acqua, due cavalli bianchi e un cane che ci seguiva appena fuori l’oasi.
Il primo gelato della stagione e Demi sull’altalena che mi guarda terrorizzata come a dire: “ma che stiamo facendo?”.

Le promesse non sono state deluse, il primo sabato di sole è stato onorato, abbiamo assimilato luce e calore che ora speriamo di restituire sotto forma di sorrisi.
Intanto ho proseguito a disegnare rane…

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sissy Di Loreto ha detto:

    mi hai fatto venir voglia di verde e rane 🙂

  2. sidilbradipo1 ha detto:

    Una strepitosa gita nella natura, che fa venire voglia al bradipo di fuggire da questa buia, grigia città! Le Buramelle sono bellosissimissime ❤
    E che grandi stanno divendando! Le tue pagine sono un inno alla felicità 😛
    Bacione
    Sid

    1. asabbri ha detto:

      fuggi dalla città per un giorno nel verde verdissimo! bacione

      1. sidilbradipo1 ha detto:

        Cioè fuggi nelle fresche vallate montane che circondano questa pianura smoggosa… uhmmm… appena smette di piovere a catinelle il tuo bradipo va 😛
        Bacione
        Sid

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