Come trasformare una passione in un lavoro?

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L’altro anno avevo scritto un articolo che ha suscitato molta attenzione tra i lettori del blog: Con i disegni non si mangia.
Il titolo era una provocazione per raccontare la mia esperienza lavorativa. Fin da bambina mi era stato detto di volare basso, cercarmi un lavoro sicuro e di non inseguire i miei sogni.

D’altro canto non è sempre vera la frase: “se vuoi, puoi”.
Non si riesce a raggiungere tutto. Se io avessi voluto fare la ballerina o la cantante non avrei avuto la minima speranza, non ho il senso del ritmo e quando canto ricordo un cane che ulula.
“AUUUUUUUUUUUUUU” (cit)


Non è vera nemmeno la frase opposta: “non puoi fare nulla”
Possiamo dire che è verissima la frase: “puoi provare a raggiungere i tuoi obiettivi”

Da bambina mi sarebbe servito sapere anche solo questo.
Sapere che avevo diritto alla mia opportunità e potevo guadagnarmela impegnandomi molto.
Crescendo, quindi, ho ripiegato su obiettivi più piccoli ma non ero felice perché non sapevo dove sarei potuta arrivare.
Così, dopo tanti anni, ho capito che potevo almeno provarci, complice un compagno che ha creduto in me.

Provare a costruirsi un’opportunità a 30 anni, con un lavoro full time all’attivo e una casa in affitto non è molto semplice e nemmeno rilassante. Ho detto addio alle sere libere, al sonno e ai finesettimana oziosi. Per arrivare a un livello “interessante”, tanto da poter proporre i miei lavori,  ho impiegato 4 anni, ed è stato solo l’inizio del percorso. Non mi pento di nulla, se non di aver iniziato tardi, in un momento in cui non potevo rischiare di perdere un’entrata fissa.

Questo lungo preambolo serve per dire che, A VOLTE, con i disegni si mangia, come si mangia con altre passioni.

Mi sono chiesta spesso cosa si dovesse fare per trasformare una passione in un lavoro.
Alla fine sono giunta alla conclusione che ci sono dei punti fermi da rispettare e voglio condividerli con voi.
Se avete altri suggerimenti scrivetemeli pure nei commenti.

COSA MI HA AIUTATO A TRASFORMARE LA MIA PASSIONE IN UN LAVORO

1 – Sviluppare uno stile e una personalità riconoscibile
Se avessi disegnato come la maggior parte degli illustratori, per quanto potessi disegnare bene, sarebbe stato inutile commissionarmi qualcosa perché potevano chiederlo agli altri. Fate in modo che possano chiedere solo a voi. Ho osato e, in questo caso, avere una formazione da autodidatta mi ha aiuto ad avere uno stile riconoscibile e originale. Spesso sono stata criticata più dagli illustratori che dagli editori. Molte persone, passando dal blog o dalla pagina Facebook, al contrario, mi dicono che apprezzano il lavoro perché è particolare, immediato e colorato. Quindi non vergognatevi di lavorare sul vostro stile e passate sopra alle critiche, a meno che non vengano da qualcuno realmente competente. In quel caso fermatevi e cercate di imparare il più possibile da quella persona. 

2 – Trattare la vostra passione con la dignità, l’attenzione e la costanza di un lavoro
Questo consiglio me lo diede un autore affermato, durante un corso. Mi disse che non avevo niente in meno degli altri illustratori per poter lavorare con le case editrici ma, sicuramente, avere poco tempo a mia disposizione mi fregava. Mi disse che l’unico modo per diventare una professionista era considerare la mia passione come un lavoro vero, il mio primo lavoro. Alla mia obiezione: “ma… lavoro full time… non posso licenziarmi” fece spallucce e mi rispose: “lo so che è dura ma è l’unica via per diventare un professionista, dovessi anche lavorare tutte le sere”. Aveva ragione. Ho smesso di considerarla come una cosa da fare nel tempo libero, dopo la spesa, la cena, l’uscita con gli amici, la palestra, il cinema e dopo qualsiasi altro impegno. Ho iniziato a trattare la mia passione con la dignità di un lavoro, non ho più parlato dei miei disegni come “disegnetti”, non ho più sminuito quel che stavo facendo e pian, piano i risultati sono arrivati.
(Qui sotto il mio primo studio, per tanti anni il salotto di casa era stato adibito a studio a discapito di tutto il resto)

3 – Cercare sempre i “pezzi mancanti”
Molte volte se non siete riusciti a far arrivare il vostro lavoro da qualche parte è perché ne manca ancora un pezzo. La comunicazione social? Ci sono dei buchi narrativi nella storia? Manca qualcosa nel disegno? State parlando a troppi possibili lettori, senza parlare davvero a nessuno? Magari siete già a un ottimo punto del lavoro ma dovete fare ancora quei due, tre passi che vi servono per poter raggiungere i vostri obiettivi. Mi è capitato di riguardare un progetto proposto a un editore qualche anno dopo e aver notato lacune che al tempo non vidi. Quanto mi ero arrabbiata! 

4 – Avere qualcosa da dire 
Un’altra cosa che ho capito è che se oltre ai disegni avete anche un messaggio, una storia, un contenuto sarà molto più semplice avere possibilità di lavoro. Ho notato che i miei progetti migliori avevano tutti dietro un’idea forte, non erano solo dei disegni al servizio di una storia altrui.
Se avete voglia di comunicare, di dire, di far passare un messaggio, fatelo! Può essere solo una cosa buona. Non vi vergognate!
Una storia brutta renderà illeggibile anche l’albo illustrato coi disegni più belli, viceversa, si riesce a passare sopra a dei disegni non eccellenti, se non addirittura brutti, grazie a una bella storia. Poi, se una bella storia e dei bei disegni si incontrano, sarà amore.
Il contenuto è ciò che rende speciale il vostro lavoro. 

5 – Studiare
Pensare di creare qualcosa di personale senza studiare è una pretesa assurda. Se non scavate nei vostri interessi, nella mitologia, nella letteratura, nella storia dell’arte, finirete per lavorare solo in superficie e i vostri disegni vi assomiglieranno. Scriverete e disegnerete solo quel che arriva dalla vostra esperienza personale e voi, per poter essere interessanti per un possibile lettore, dovreste parlare a tutti. Parlate di cose universali, non del salotto di vostra zia, a meno che non abbiate avuto una zia 007.
Ho iniziato a lavorare sui miei disegni e sui miei quaderni d’artista dopo essermi messa a studiare i saggi di Propp, Calvino e Campbell che col disegno non hanno molto a che fare. Ho studiato filosofia, e la mitologia classica, ho letto libri di fiabe russe, italiane e cinesi. Ho letto i grandi scrittori russi per cui ho molta venerazione. In questo modo ho capito quel che mi interessava raccontare, quali soggetti avrei voluto disegnare e di cosa volevo parlare. Studiare vi mette in salvo dall’assomigliare troppo a grandi illustratori contemporanei, il cui stile è sicuramente frutto di uno studio, ma nel vostro caso sembrerà solo una scopiazzatura. Questo non vuol dire che non dobbiate studiare il lavoro degli altri, io adoro Keri Smith e compro tutti i suoi libri, ma non fermatevi a questo, cercate gli illustratori del passato, studiate i vostri artisti preferiti e andate per musei a cercare boccate d’aria nuova. 

 

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8 Comments Add yours

  1. sidilbradipo1 ha detto:

    Ma alla base ci vuole un poco di talento, cara Asabbri 😛
    E tu, di talento, ne hai un Everest!
    Bacione
    Sid

    1. asabbri ha detto:

      Bradipuccio bradipuccio, mi aduli

      1. sidilbradipo1 ha detto:

        Il bradipo constata la realtà dei fatti, e nel frattempo, si arrotola sul morbido cuscino “sirena” 😛
        Bacio
        Sid

  2. enrica ha detto:

    il tuo stile è inconfondibile, la tua passione trasuda dal tuo lavoro…sei anche molto generosa a condividere la tua esperienza, tutto ciò che sta dietro a un’opera che “parla”…

    1. asabbri ha detto:

      Grazie Enrica per le belle parole! Un abbraccio

  3. modellounicoblog ha detto:

    Che bello il tuo articolo, da speranza! Condivido ogni singola parola, sei fortunata, hai qualcuno che ti sostiene. Per me è diverso, per chi mi sta vicino i miei sono lavoretti…. una perdita di tempo rispetto al lavoro principale…. ci sono periodi in cui cercare di conservare la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità è più difficile, ma ci provo comunque! Grazie e buona giornata 🙂

    1. asabbri ha detto:

      Ciao! Si, sono molto fortunata! Non avevo mai avuto l’appoggio di nessuno prima e averlo finalmente trovato è molto bello. Bello perché ti permette di parlare di quel che stai facendo, dei progressi, degli errori con qualcuno. Però tu tieni duro e non parlare mai di lavoretti, anche se quelli che ti stanno intorno lo fanno! Inoltre, se loro non hanno le competenze per dirti che il tuo lavoro non è buono, non puoi perdere la fiducia, perché lo stanno dicendo senza gli strumenti per giudicare. In bocca al lupo!

      1. modellounicoblog ha detto:

        Si lo so e non parlo mai dei miei lavori in quel modo perché non lo penso affatto . Ma avere qualcuno che crede in quello che penso che sia la cosa più bella.😊 Grazie per la risposta🌼

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