Affezionarsi troppo… riflessioni banali sul libro illustrato

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“Aver paura d’affezionarsi troppo…” o forse era innamorarsi?
In ogni progetto editoriale c’è, nascosto, il rischio di affezionarsi troppo. Di essere troppo innamorati della nostra prima idea.
Queste sono le mie riflessioni sparse sull’impaginazione di un libro, sull’illustrazione e sulla creazione di un progetto grafico editoriale.
Non credo siano particolarmente originali ma sono provate sulla mia pellaccia, va bene uguale?
Questo è quel che ho imparato dai miei primi 4 libri con più di 100 pagine (primi perché morirò con all’attivo centinaia di migliaia di libri, tutti bellissimi).

La prima, dolorosa, cosa che ho imparato lavorando all’impaginazione, e illustrazione, di un libro è che non ci si deve affezionare.
Per quanto la nostra grafica ci possa piacere, per quanto quel font, in quel modo, ci sembri azzeccato, per quanto quel disegno ci paia bello, non ci dobbiamo affezionare.
Non è semplice, specie se ci si sta lavorando da un po’.
Vorremmo modificare senza cambiare troppo, cesellare qui e lì nella speranza di non toccare nulla.
Non è possibile. Sorry. 
Dobbiamo mettere da parte noi e far entrare il libro, il testo, le suggestioni, il ritmo, il movimento del racconto e agire solo nel bene di quello (e del numero di pagine).
Ogni libro ha un suo ritmo, lo sto imparando ora, lavorando su un progetto editoriale che vedrà la luce fra qualche mese.
Come in un’orchestra tutto deve funzionare.
Ovviamente non parlo di un libro di narrativa composto da pagine di solo testo, ma di libri illustrati o libri in cui la parte grafica è molto importante.
Una pagina dopo l’altra il libro deve accompagnare il lettore al trotto e poi andare al galoppo e poi, magari, ritornare al trotto.
Il ritmo non deve essere sempre uguale, altrimenti diventa una lagna.
Eppure, sebbene cambiando, il ritmo deve far parte di un’unica composizione, pena non avere una costanza o una riconoscibilità.
Nello stesso modo devo trattare le pagine.
Il libro deve srotolarsi di fronte a chi legge e dettare, visivamente, il suo movimento.  1511097_10206689625905857_6669527979570549832_nCome impone il suo movimento un libro illustrato?
Con le immagini, le parole, i disegni, i font scelti, i testi grandi, i testi piccoli e i box di approfondimento. Con tutto quel che ha a disposizione.
Ogni cosa, all’interno del libro, deve possedere un’armonia di movimenti e relazioni.
E se si viene a creare una dissonanza, anche in questo  caso, deve essere studiata.
Se il ritmo si rompe, se improvvisamente arriva il silenzio deve essere in un punto importante.
In un momento saliente.
In un pagina in cui chi legge deve avere paura. Banalmente, deve avere un senso quel silenzio.
Non può interrompersi il ritmo solo perché noi abbiamo finito le pagine a disposizione per quel capitolo, tanto per intenderci.
Se succede questo dobbiamo andare a rivoltare le pagine di tutto il capitolo e, appunto, non affezionarci a nessun elemento.
Dobbiamo, con santa pazienza, creare una nuova armonia dove c’è spazio per tutti.
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Su impaginati molto rigidi, in cui ogni pagina segue uno schema fisso, non è un gran problema: il testo verrà scritto in base allo spazio dello schema.
Al più bisognerà creare questo ritmo con una successione di colori o di alternanza di “schemi” di impaginato (lo stesso schema ripetuto su 200 pagine è soporifero!).
In libri che non hanno una ripetizione di schemi fissa, che anzi devono possedere movimento e personalità, il difficile, per me, è proprio non affezionarsi a una, due, tre, quattro pagine.
Anche in un’illustrazione è importante non affezionarsi a un’idea o un primo disegno, dobbiamo dare la possibilità ad altre idee di affermarsi.
Può essere che quell’idea funzioni benino da sola ma male con tutte le altre.
Insomma, nulla deve diventare un limite, nemmeno il lavoro già fatto, che ci piace così tanto…

Detto questo, Signore dammi la pazienza, che se mi dai la forza…

Appena i nuovi libri che ho curato saranno stampati metterò delle fotografie, così potrete valutare se tutto questo elucubrare mi ha portato da qualche parte 😉
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