Gente come noi non salta. O forse si?

Da piccola volevo volare. 
Anche se sono nata vicino all’aeroporto non volevo volare grazie al prodigioso aereo, volevo volare come gli uccellini che vedevo in giardino.
Non avevo ben chiaro cosa potesse fare o non fare la mia specie, così mi allenavo per imparare a volare.
Saltavo dalla scalinata di casa e cercavo di saltare sempre più lungo, con un po’ di esercizio sarei riuscita a staccarmi da terra e sarei diventata una bambina volante. 10254033_819465351499932_1715396502104608174_n
Quindi imparai a saltare un gradino, poi due, poi tre e infine saltavo tutti e sei i gradini.
Ma nessun uccellino può dimenticarsi qual è il suo nido e la sua specie.
I miei genitori vengono da un’onesta cultura contadina prima e operaia poi.
Sanno bene quanto sia dannoso, per gente come noi, ambire a troppo.
Non hanno mai incentivato i miei deliri di grandezza perché hanno sempre avuto paura per il mio futuro.
Hanno provato, sulle loro spalle, quanto la vita possa essere dura con chi non ha ben chiaro il posto che occupa nel mondo. Ambivano ad avere figli normali, che normalmente sarebbero riusciti ad essere indipendenti economicamente e a vivere normalmente.
Per persone come i miei genitori la felicità è un optional troppo costoso.
Quando l’azienda per cui lavori chiude e hai già una buona età, due figli e una moglie da mantenere, con la felicità non ci fai molto, preferiresti uno stipendio.
La felicità, la realizzazione, la soddisfazione sono tutte cose che puoi avvertire solo a pancia piena e piedi caldi. 11047603_819449504834850_7971606889707826681_n
Non faccio parte della generazione “se vuoi, puoi”.
Faccio parte dei figli della classe operaia che hanno visto i genitori logorarsi fino alla vecchiaia per guadagnare i soldi necessari per vivere.
I miei genitori hanno sempre cercato di riportare i miei piedi saldamente ancorati a terra perché, per gente come noi, non ci sono soffici salvagenti in grado di ripescarci in caso di insuccesso.
“Gente come noi” è la cosa che mi sono sentita ripetere più spesso da piccola.
Me lo diceva mio padre ricoperto di vernice alla fine di una giornata di lavoro.
Alle volte era ricoperto di carbone.
Altre era graffiato dal bosco.
Altre ancora era sporco del grasso dell’officina.
“Gente come noi non può permettersi di non trovare lavoro subito”.
“Gente come noi non può permettersi di studiare filosofia”.
“Gente come noi”.
Ci ho messo un po’ a capire di che gente stessero parlando. C’era un popolo a cui appartenevo che aveva delle precise regole e, a quanto pare, non saltava lungo.
Un popolo che non sfidava il destino ma che sperava nel bel tempo “per il raccolto” o nella pioggia “per far crescere meglio il grano”, anche se non coltivavano più la terra da 20 anni.
Il mio popolo non doveva allenarsi a saltare lungo perché, questo genere di passatempi, era dannoso.
Faceva venire strani tarli per la testa.
Eppure io volevo saltare lungo e staccarmi da terra. sediebacio-1
Sono cresciuta nel terrore di non trovare subito un lavoro, ho messo da parte le ambizioni e l’ho trovato immediatamente, a un’ora e mezza di pullman da casa.
Poco importa se volevo fare altro perché, gente come noi, non ha l’opportunità di scegliere altro.
Quei grilli per la testa che saltano con te, quando cerchi di superare il record di salto in lungo, devono essere scacciati come pidocchi perché cadere fa male e, gente come noi, non ha la cassetta del pronto soccorso.
Quindi ho iniziato a fare attenzione a come saltavo.
Ho cercato di fare salti ragionevoli, misurati, compassati. Salti intelligenti. E poi perché saltare?
Meglio camminare, è più sicuro.
Gente come noi non salta.
Eppure, nel profondo, in uno spazio che c’è tra le viscere e l’anima, io volevo saltare e poi volare.
Ora sapevo bene a che specie appartenevo, a quella che non vola, non salta e cammina piano.
Però.
Però.
Però che voglia di fare un bel salto lungo con la rincorsa.
Provare, rischiare, anche fallire ma saltare.
“Gente come noi se sbaglia salto si rompe una gamba, lo sai?
Si, lo so.
Ho costruito una cassetta per il pronto soccorso, ci sono voluti anni ma ora posso saltare e farmi, ragionevolmente, del male. img_6272
Gente come noi salta, solo che ci mette più tempo.
Ci mette più tempo perché si allena, ogni mattina allena i muscoli per saltare più lungo e non farsi male.
Gente come noi sa che non c’è un materasso pronto dove atterrerà e allora si prepara con prudenza.
Gente come noi è resistente, sa come è fatta la fatica, l’ha vista tutti i giorni sulla faccia dei genitori.
Gente come noi è paziente perché è stata allenata a lungo alla pazienza, a fare cose che non voleva fare, al dovere, solo che non avevamo mai indirizzato la pazienza per allenarci a saltare lungo.
Gente come noi non ha paura di ammaccarsi, se sa di aver costruito una cassetta del pronto soccorso.
Gente come noi ha poche pretese: non si aspetta tutto e subito.
Gente come noi non si aspetta che sia facile. Non si aspetta nulla a dire il vero.
Gente come noi, se riesce a utilizzare l’attitudine alla fatica e al lavoro per allenarsi a saltare lungo, scoprirà che possiede tenacia e costanza.
Gente come noi sa che per raccogliere qualcosa deve seminare tanto e sperare in una buona annata.
Gente come noi si dimentica troppo spesso che le gambe, oltre che a camminare, le può usare per saltare.
Però, gente come noi, quando impara a saltare, salta lunghissimo.

Nuovo anno che verrai, ti avviso, io salterò.
Spero sarà un bel salto.

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4 Comments Add yours

  1. Le persone come te ♥ saltano fino alla luna!!!

    1. asabbri ha detto:

      ❤ magari magari!
      Grazie di cuore

  2. polepole ha detto:

    Gente come noi, sì.
    Ne faccio parte anch’io. E questo post è un manifesto per il 2017, lo sai?
    Grazie, davvero grazie! 🙂

    1. asabbri ha detto:

      🙂 si credo proprio sia un manifesto!
      Buon salto anche a te!

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