La violenza domestica non è un affare di famiglia

Oggi è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.
Non trovo parole interessanti da aggiungere a questo tema importante, nulla che valga la pena scrivere, se non uno scontato NO alla violenza.
Nessun essere vivente dovrebbe subire violenza.

Banale, vero?
Eppure no, visto che i casi di violenza sulle donne non accennano a diminuire.
L’altra settimana ho visto uno spettacolo al Teatro Brecht di Perugia, organizzato dal Centro Antiviolenza di Terni, che ci ha regalato occhi lucidi e molta commozione. A dire la verità ci sono state anche diverse lacrime. Lo spettacolo è stato il frutto dell’elaborazione teatrale del vissuto sul tema della violenza delle donne del Centro Antiviolenza e degli operatori.
Un lavoro di elaborazione importante e, ovviamente, doloroso.
Un ripercorrere e analizzare la violenza in modo profondo e anche un tentativo, ottimamente riuscito, di trasmettere a noi spettatori un messaggio.
Due persone su un palco e un quadrato di nastro adesivo sono riusciti a rievocare una vita intera: la quotidianità di una delle tante donne che sono passate per il centro antiviolenza. L’uomo non è presentato come un mostro, uno sconosciuto, uno che da subito “mena le mani”, anzi. Lui è il fidanzato innamorato, l’uomo premuroso che, senza interpellare la compagna, compra un pezzo di terra per costruire la casa dei loro sogni. Una casa isolata, in mezzo alla natura in cui vivere felici.
Eh si, perché queste storie non iniziano subito con la violenza.
I pensieri della donna ci arrivano grazie a una voce fuori campo e ci raccontano delle mani dell’uomo, quelle mani timide, impacciate, nervose, che all’inizio del rapporto non sanno dove posarsi.
Un uomo che è tutto fuorché estraneo, che porta dei fiori in dono, che le dice che sembra una zoccola ma lo fa “per il suo bene”, che le impedisce di vedere le amiche perché hanno “un cattivo influsso su di lei”.  Un uomo che la umilia, che le dice che è brutta, trasandata ma che lui, promette, “aiuterà a tornare bella come un tempo”.
La violenza nello spettacolo non è mai esplicita, non è mostrata in alcun modo, così come la casa, in cui si svolge ogni azione, è rappresentata solo da un quadrato di nastro adesivo. Due attaccapanni e dei vestiti sono l’unica scenografia concessa. La casa, prima nido amato, diventare pian piano una gabbia, un recinto cattivo. I pensieri di lei ci accompagnano negli anni e attraverso la violenza che è custodita se fosse un segreto di famiglia da entrambi.
Il figlio non è impersonato da un attore ma si capisce che c’è dai discorsi dei genitori. Viene usato dall’uomo contro la donna, viene coccolato dalla madre, coccolato ma anche minacciato dal padre, si nasconde quando esplode la bufera della violenza dell’uomo e non sa se vuole bene o no al padre. Ha imparato negli anni a nascondersi, a essere invisibile in quei momenti. Il padre è buono, ride quando lui dice le parolacce però il padre picchia la mamma, quindi è l’orco. Il bambino non sa cosa dovrebbe provare e si sente in colpa. Il bambino non sa difendere la madre e si sente in colpa. A scuola è iperattivo, agitato, come tanti altri bambini.
L’assenza di un attore per impersonare il bambino, della scenografia e della violenza non solo non hanno tolto forza allo spettacolo ma sono stati degli amplificatori per raccontare una banale storia di quotidianità della violenza
Lo spettacolo ci racconta come la violenza germoglia anche in rapporti, all’apparenza, normali.

È importante far uscire il tema della violenza dalle mura domestiche in cui viene esercitata, farlo conoscere, far capire che non c’è un mostro lontano e una donna sconosciuta. La donna vittima di violenza non è una creatura strana e astratta, una donna diversa da noi. La violenza in casa non è un affare di famiglia.
Dobbiamo smettere di considerare la violenza come un problema di qualcun altro e iniziare a educare i nostri figli al rispetto di tutti, iniziando dalla nostra famiglia rispettandoci l’un l’altra.
Questo spettacolo cerca di fare questo: sensibilizzare le persone al tema della violenza domestica sia fisica e che psicologica.
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