La mia Storia dell’Arte: Banksy!

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La mia Storia dell’Arte è arrivata alla 27esima puntata ed è passato un anno da quando, con Martina e Lidia, abbiamo iniziato a lavorarci ogni settimana.
Un percorso impegnativo ma anche bello e pieno di spunti e ricchezza, come diceva Martina sul suo profilo facebook oggi.
Il suo post mi acceso una piccola scintilla e mi ha fatto venire voglia di dire qualcosa di più del solito “correte sul sito di Artkids a scaricare la nuova puntata!”
Beninteso che è sempre valido il suggerimento per cui CORRETE SUBITO a scaricare la scheda su Banksy!  15192575_1126780577435073_1109136194564768073_n

Oltre a questo però volevo fare una piccola riflessione sulle tantissime cose che ho imparato quest’anno lavorando a La mia Storia dell’Arte.
Come già sapete La mia Storia dell’Arte nasce da Martina e Lidia di Artkids. Un anno fa è balenata loro la bizzarra idea di raccontare la storia dell’arte a misura di bambino e di farlo on line, pubblicando settimanalmente le puntate dal loro sito web. Qui sono subentrata io come illustratrice e grafica.
Ma che vuol dire l’arte a misura di bambino?
Vuol dire solo raccontare l’arte in modo semplice?
Non solo. Vuol dire permettere al bambino di sperimentare, provare e giocare con l’arte.
FARE. 2
Questo è sempre stato molto importante per Artkids e io sposo in pieno questa loro filosofia.
Per me l’arte e gli artisti sono come degli amici che mi fanno notare delle cose, mi fanno stupire, gioire, a volte mi fanno anche arrabbiare. 
La storia dell’arte, le opere, la vita degli artisti non sono concetti lontani da “non poter toccare” bensì qualcosa in divenire, da manipolare, toccare, stropicciare, assaggiare. Qualcosa con cui giocare.
Siamo diventati uomini preistorici a Lascaux e abbiamo provato a disegnare con terra, foglie e bacche, siamo diventati Van Gogh e siamo entrati nella sua camera di Arles e poi nella nostra per cercare i nostri colori e le nostre sensazioni, siamo diventati degli impressionisti e siamo andati nei prati a dipingere, siamo diventati Michelangelo e abbiamo ritratto la nostra famiglia prendendo spunto dal Tondi Doni, siamo diventati Andy Warhol e abbiamo lavorato su fotografie dei nostri visi, siamo diventati futuristi e abbiamo studiato il movimento.
Fare, provare, mettere in discussione, poter dire “mi piace”, “non mi piace” e magari andare più in profondità: “mi fa sentire inquieto”, “mi diverte”, “mi fa ridere”, “mi innervosisce”.
Solo così l’arte è una cosa viva. miro
Io in quest’anno ho imparato a usare meno la testa quando si parla di arte e a lasciare spazio alle mie emozioni.
Ho imparato a non giudicare subito e a non sbrigare la questione con un veloce: “non lo capisco”, “lo potrei fare pure io”, “ma che cos’è”.
Mi sono affezionata alle vite degli artisti.
Dietro le opere ci sono delle persone e le persone hanno delle vite più o meno originali. Vivono o sono vissuti come noi e si sono scontrati con la storia e con il loro tempo. C’è chi si è trovato a vivere in un periodo di guerra, chi a fronteggiare la fame e la miseria, chi a dover superare dei pregiudizi ma c’è anche chi ha avuto una vita ricca di successo e soddisfazioni o una famiglia agiata.
Mi piace poter scoprire dove queste opere sono nate, che giorno era, che cosa stava succedendo intorno.
L’arte è nata con l’uomo e non morirà mai ma si trasformerà sempre perché non è isolata dal mondo.
Ho imparato molte altre cose come lavorare in un team: lavorare da soli è bello ma se trovi degli ottimi compagni di squadra lavorare in gruppo è anche meglio.
Certo non è una cosa che capita sempre. Bisogna trovare persone che sappiano lasciare spazio a tutti e che sappiano avere fiducia.
Ma se queste persone sanno lavorare in gruppo avverrà una cosa molto bella, le diverse idee si uniranno per formare una sinergia positiva e il progetto ne trarrà beneficio perché tante mani lo staranno accarezzando.
Ora sto diventando sentimentale quindi smetto di elogiare il nostro gruppo… 1918364_943911322388667_148699926842186028_n
Spero che voi che ci avete seguito fin qui abbiate imparato qualcosa come me, spero che La mia Storia dell’Arte vi abbia regalato un sorriso e fatto fare un respiro più grande del solito.
“Un respiro più grande del solito” forse ha bisogno di una piccola spiegazione, ora ci provo.
L’arte, secondo me, è come un grande respiro, è come avere polmoni più grandi del normale. 
Allarga il nostro quotidiano, ci porta in altre epoche storiche, ci sbatte in faccia problemi, ingiustizie, oppure ci culla in mezzo a visioni da sogno. A volte ci tuffa dentro un colore. Però non ci comprime mai, non accorcia mai il nostro respiro, al contrario è come respirare in tanti, è come avvicinarsi a qualcosa di grande pur percependolo appena. Come sentire delle note di pianoforte in una stazione mentre camminiamo di fretta. L’arte è come fermarsi di colpo perché il nostro mondo si è improvvisamente allargato e c’è qualcosa di bello e di altro in quella stazione, non ci siamo solo noi e la nostra fretta. E allora ci fermiamo e non siamo più solo noi ma siamo i respiri di tutti e i pensieri di molti.
In questo senso per me l’arte ci regala un respiro più grande del solito ed è quello che auguro a tutti voi che ci avete seguito in questo anno.

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. alidivelluto ha detto:

    Per un attimo ho temuto che rivelassi la mia identità hihihihihi

    1. asabbri ha detto:

      No, no, ho rispetto della privacy! 😀 😀 😀

      1. alidivelluto ha detto:

        L’iniziativa è bellissima e davvero ben realizzata! Bravissime!

  2. Claudia Capurro ha detto:

    Bel progetto, trovo che banksy si presti particolarmente bene poi 🙂

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