La prima volta che ho provato il benessere e me ne sono accorta

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Se devo pensare alla prima volta in cui mi sono sentita bene e ne ho avuto coscienza è stato all’asilo.
Era la sensazione che provavo la mattina durante l’ora di disegno quando la stanza era inondata da una bella luce naturale.
Ho letto che possiamo capire e descrivere il mondo solo attraverso coppie di opposti (bianco e nero, caldo e freddo, bello e brutto, simpatico e antipatico, utile e inutile) e forse è stato proprio il suo opposto a rendermi cosciente del benessere provocato da una stanza luminosa, dal silenzio, dai fogli a iosa e dai colori. 14192041_1050279771751821_127874488824862188_n
La verità è che all’asilo stavo proprio male: non amavo la compagnia degli altri bambini, men che meno giocare con loro. Li osservai seduta in braccio a suor Fedele per tutto il primo anno, per poi arrendermi a giocare con qualcuno il secondo anno. Pare che la suora in questione abbia ancora il segno del mio sedere sulle gambe. Per non andare in quel posto rumoroso, pericoloso e tremendo inventavo di tutto e invocavo febbre e mal di pancia con tutta me stessa.
Se devo dire quando per la prima volta ho desiderato qualcosa è stato sempre in quel periodo: desideravo la febbre e di svegliarmi un mattino con la notizia che l’asilo non esisteva più. 12360173_10208461731167381_3167791990213211578_n
Le possibilità erano svariate:
“Mamma, anche oggi devo andare all’asilo?”
Risposta 1: “Asilo, quale asilo?”
Risposta 2: “Asilo? Pare che sia esploso nella notte!”
Risposta 3: “Asilo? Sembra che si sia rimpicciolito talmente tanto da non poter far entrare nemmeno un bambino!”
Risposta 4: “Asilo? Pare sia diventato fuorilegge nella notte, non puoi assolutamente andarci”. 12339499_885725651540568_3434015363225751543_o

Non so come mai odiassi tanto quel posto, forse erano gli incentivi a mangiare la verdura a suon di schiaffi o l’imposizione di dormire, o almeno fare finta, subito dopo pranzo. Di sicuro c’è che tra il pranzo e il pisolino non è che ce la spassassimo troppo.
Ma la verità  è che non ero particolarmente socievole. Alla fine qualche schiaffo per aver avanzato la lattuga lo prendevo di buon grado ma dover giocare con tutti no, quello proprio non lo sopportavo.

Col tempo ho alzato l’asticella della sopportazione e riesco a sopravvivere in mezzo alla genteIl benessere del disegno, invece, è rimasto dentro me e in qualche occasione è diventato il mio principe azzurro. Come un rito magico ha il potere di “riordinare” i miei pensieri e la sensazione di benessere ricompare, intatta, anche oggi come quando avevo quattro anni.

14224807_1058820067564458_9194584078366255459_n-1Se ripenso alle mie giornate all’asilo la cosa buffa è che malessere e benessere comparivano nello stesso identico posto.
C’era solo una cosa che non amavo dell’ora di disegno: i fogli. Erano delle risme di fogli uniti da strappare alla bisogna, già scritti da un lato. L’impressione non era sbagliata: gli stessi fogli li ritrovai dal commercialista anni dopo quando mi stampò uno studio di settore infinito che per compilarlo ci volle una mattinata. Insomma era un presagio come un altro: mi facevano disegnare su infausti fogli da commercialista.

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One Comment Add yours

  1. sidilbradipo1 ha detto:

    Però tutti quei fogli da commercialista hanno regalato strepitose illustrazioni 😀
    Bacio
    Sid

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