La bura-bottega

il

Ho sempre lavorato sul tavolo del soggiorno.
Non ho mai sentito la necessità di uno spazio dedicato per disegnare, ritagliare, incollare, imbustare.
Fin da piccola non ho mai sentito l’esigenza di stare nella mia “cameretta” a giocare o leggere e persino da adolescente occupavo la cucina per fare i compiti di educazione tecnica col risultato che mia madre aveva sempre il tavolo ingombro di fogli, la tovaglia di plastica tagliuzzata e sporca di  colori.
Non vi dico la sua gioia.
Anche se devo fare qualcosa che necessita concentrazione mi piace stare in compagnia. regina
Ultimamente però ho rivalutato la comodità di avere un tavolo su cui poter cenare e pranzare.
Insomma è giunta l’ora di avere uno studio tutto per me e abbandonare il soggiorno!

Una bura-bottega in cui sperimentare, colorare, incollare, tagliuzzare, preparare buste, scatoline, impazzire col fimo e srotolare lunghi fogli di carta.
Mi servirebbe di più un  hangar ma, per ora, mi accontento.


burabottega

La bura-bottega è fuori moda come me: ha un tavolo su cui lavorare vecchio almeno di 60 anni con le sedie rovinate tutt’intorno, le piastrelle del pavimento a fiorelloni blu e gialli e le porte dipinte azzurre e beige.
Il lampadario potrebbe essere quello di mia nonna e nell’armadio a muro ho già stipato la carta e i colori. Nell’altro armadio hanno trovato posto i quaderni, le stampe e tutto quel che vendo su etsy e finalmente non ci sono più scatoloni per casa. Ci sono due librerie piene di fumetti e libri d’illustrazione per non sentirmi sola. Una radio per ascoltare radio3. Il computer c’è e sta lì buono, in attesa di essere usato, su una piccola scrivania ma io lavoro altrove: sul tavolo. 
Non amo i mobili da ufficio e le scrivanie addossate alla parete, sarà che ho lavorato così tanto guardando un muro bianco che vorrei ritrovare una dimensione umana. Sul tavolo mi sento umana e mi permette di parlare con qualcuno, spostarmi da una sedia all’altra a seconda della luce  e di avere un’amico seduto di fronte. Ho sempre sognato il grande tavolo in mezzo alla stanza. Questo tavolo non è enorme ma è un buon inizio!  collage
Ci sono ancora tante migliorie da fare ma è una stanza piena di luce, sa di casa, di cose belle, di carta e di buon lavoro e questo basta per essere un ottimo inizio. Mia nonna, la persona a cui ho dedicato il nome “burabacio” occhieggia dal mobile: si trova tra un cappello e un quaderno e mi guarda sorniona, come ha sempre fatto. La fotografia la ritrae poco più che ragazza ma ha le stesse labbra e gli stessi profondi occhi scuri della signora anziana che ricordo. Terzo occhio, il peluche comprato alla Triennale a Milano, sorveglia la zona “buste da spedire” e fortuna lui perché io ho la testa sempre fra le nuvole.
Non si sta male, fra le nuvole, sono così morbide!  cielo
Da oggi la bura-bottega esiste anche fisicamente oltre che virtualmente e io sono emozionata. E, se dovesse mancarmi il tavolo della cucina, non devo far altro che aprire una porta.colore

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. sidilbradipo1 ha detto:

    Che bello, uno studio tutto arruffato e magico, dove inventare e lavorare 😛
    Me piace la tua bura-bottega ❤
    Bacio
    Sid

    1. asabbri ha detto:

      molto arruffata 🙂 ciao Sid! Un bacio!

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