Dubbi intrappolati

Arriva un certo momento in cui devo decomprimermi come una pentola a pressione.
Quando questo succede mi aggiro come una bestia feroce in cerca di qualcosa in grado di placarmi.
I lavori ripetitivi – siano essi una sessione di pulizie, un copia incolla infinito, una cernita di vestiti e scarpe per un trasloco – mi hanno sempre trasformato in una belva irritabile, nervosa e frustrata.
In poche parole divento di pessima compagnia.
Ho bisogno di ristabilire l’armonia, di bilanciare la giornata, di aggiungere una cosa soddisfacente a una frustrante: un po’ come il PH del corpo.
Credo fermamente in questa faccenda del bilanciamento.
Così l’altro giorno, durante un lungo lavoro ripetitivo, mi sono alzata e ho afferrato la prima cosa che ho trovato: il tostapane.
No, non era un attacco di fame (anche, se visto il mio appetito, non ci sarebbe stato nulla di strano) né una insana voglia di scagliarlo contro qualcosa o qualcuno.
Era un impulso di natura più innocua: la voglia di disegnarci intorno.
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Tempo fa, mentre stavo disegnando intorno a una teiera, mia nipote mi pose la fatidica domanda: “perché lo fai? Cioé perché non fai quello che fanno tutti: la spesa, un giro al centro commerciale…” 
Che domandona: che ne so io!
La spesa non ha mai scatenato in me grandi entusiasmi: sono sicura che se potessi delegarla a qualcun altro non ne sentirei la mancanza.
Inoltre, se volete vedermi di cattivo umore, portatemi in un centro commerciale il sabato pomeriggio: sarò quella recalcitrante come un cane che non vuole andare dal veterinario. 
Perché passo i miei momenti liberi in piedi su un tavolo a fotografare assemblaggi di oggetti, a immortalare lavandini e vecchie porte, a disegnare occhietti da applicare su delle tubature? A collezionare linguette di yogurt? A selezionare pigne?
Fosse solo questo: faccio molte altre cose buffe agli occhi della mia nipote sedicenne. oblo
Perché mi piace? Certo che si, ma non solo.
Il mio non è solo un piacere:  è una necessità. 
Perché mi annoio?
Si, anche.
Poi l’illuminazione: perché migliora la mia giornata!13331075_991343250978807_5188194788279911718_n
Disegnare, inventare situazioni, creare collage, unire linee e oggetti per evocare altri mondi ha il grande potere di farmi sentire meglio. E poi è un potere quasi a costo zero: e dove lo ritrovo una cosa simile al prozac senza controindicazioni?
Dopo aver placato il mio bisogno “di fantasia” ho lasciato il tostapane e ho ripreso a fare quel che dovevo perché, come recita un proverbio piemontese che suona in un modo simile, as fa quel at paira, chepressapoco vuol dire: “si fa quel che è necessario fare”.
Chiedo scusa a tutti i piemontesi sin d’ora ma non trovo la frase corretta.
Mi perdonate?
Anzi, se passate di qui, mi scrivete la frase corretta?
E voi, piemontesi e non, come vi decomprimete?  11753683_821060751340392_8091495375792693603_n

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5 Comments Add yours

  1. chiaralorenzetti ha detto:

    Io leggo, mi libera la mente.

    1. asabbri ha detto:

      di preferenza cosa?

      1. chiaralorenzetti ha detto:

        Fantasy, fantascienza, narrativa italiana, straniera, poesia. In questo momento sto leggendo dei libri sulla storia del Giappone perché mi servono per entrare nell’animo giapponese per un progetto di lavoro.

  2. mattinascente ha detto:

    Ho scoperto da poco il tuo blog e lo adoro!!! Forse perché mi sento molto simile a te, adoro “trafficare” con le mani (purtroppo sono negata per il disegno!!!). Per rilassarmi non c’è niente di meglio che ago e filo. Non smetterei mai di cucire, tagliare, creare, intrecciare … Che mondo sarebbe senza le nostre piccole “divagazioni”? Un saluto.

    1. asabbri ha detto:

      Sicuramente un mondo molto noioso per noi 🙂
      continua a cucire, tagliare, intrecciare e tutto quel che fai!

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