Il wabisabi sono io.

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Il centro è ancora verde ma il giallo sta già prendendo il sopravvento, e poi il rosso che compare a piccole macchie sui bordi della foglia. Quello che adesso è vivace tra qualche giorno sarà secco e rosso/bruno ma oggi i colori hanno ancora la meglio e incendiano il terreno.
Il fascino delle foglie sta proprio qui: sempre diverse, sempre in trasformazione fino a deteriorarsi e scomparire, sbriciolarsi, unirsi col terreno.

Sto diventando una perfetta raccoglitrice di foglie, un’estimatrice del loro modificarsi fino a seccare, o marcire nel terreno. Una fogliologa forse, o più che altro una conoscitrice delle sfumature autunnali, perché delle foglie di per sé non conosco un bel niente.
Mi piace sapere che questi disegni / collage che creo domani saranno già altro, le foglie saranno secche e di loro rimarrà solo una fotografia. La parola che meglio esprime quel che provo è wabisabi e l’ho incontrata quest’estate, durante il viaggio in Giappone. Non posso dire di conoscerla a fondo, ci sono inciampata leggendo la guida e l’ho ritrovata ogni giorno per strada, nel legno dei templi, nei santuari con le pareti di carta, nei pavimenti di bambù.

Wabisabi è apprezzare la transitorietà delle cose, il loro deteriorarsi e amarle proprio per questo, non nonostante questo.
La nostra volontà di eterno, di una bellezza immutabile e senza screpolature, senza rughe, è molto lontana dal concetto di transitorietà che esprime il wabisabi e per questo ho fatto fatica a capirla. Tutto intorno a me, a partire dal cemento, dal marmo con cui sono costruite le cattedrali alle pietre delle case, dal mascara waterproof che usiamo per non diventare dei panda a metà giornata, esprime un desiderio di eterno, di perfezione. La bellezza greca è l’opposto del wabisabi.
Qui si parla di bellezza imperfetta, impermanente e incompleta.
Il wabisabi accetta tre semplici verità: nulla dura, nulla è finito, nulla è perfetto.
Non che io abbia qualcosa contro il desiderio di eterno e di perfezione ma devo confessare che mi sento un po’ wabisabi e pure queste foglie, nel loro ultimo splendore, lo sono.
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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Redazione A.P. ha detto:

    Che fantasia! Bellissimi!

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