Disegnare insieme ai sogni di mio padre bambino.

A Natale ho ricevuto così tanto carboncino in dono da farmi domandare se non fosse già l’Epifania. E invece no, era ancora Natale e i miei amici mi vedevano così: una tipa da carboncino. L’ultima volta che l’ho usato era, pressapoco, 25 anni fa: non carboncini come questi ma i resti carbonizzati del legno del grande forno dei nonni, un forno esterno con tanto di tetto, una sorta di piccola casetta di fuoco con la bocca gigantesca che poteva cuocere fino a 10 kg di pane. Sulle pareti del forno, insieme ai miei disegni, c’era ancora traccia di quelli di mio padre e sua sorella: mi ricordo bene una befana di profilo con un naso davvero grande e i capelli a spaghetto, poi una barchetta che serena veleggiava su quei muri da buoni 40 anni. L’esatta paternità della befana e della barchetta non saprei a chi attribuirla. Da piccola quindi disegnavo insieme ai sogni di mio padre bambino e la cosa mi ha sempre fatto sorridere. Così, qualche giorno fa, ho ripreso il carboncino in mano e prima con fogli piccini, poi grandicelli, fino ad arrivare a fogli dalle dimensioni megalomani mi sono messa a disegnare tante donne e tante luci. Credo che valga la sempre la pena di cercare le luci ovunque, di tenerle con sé, di appenderle in testa per avere idee chiare e luminose. Portare luce non è semplice ma portare il buio riesce a tutti. onde bacio_bassaluci1

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