Shakespeare e le tante facce della luna

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Mi sono ritrovata fra le mani il “sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare quasi per caso, complice l’attesa alla stazione di Santa Maria Novella e il monotono camminare del treno.

“L’ora delle nostre nozze è prossima, o bella Ippolita: quattro giorni ancora di felice attesa, e apparirà la nuova luna; ma, oh, quanto questa vecchia luna è lenta a tramontare! Essa fa languire le mie brame come una matrigna o vedova che con l’aiuto del tempo lasci avvizzire le sostanze del giovane erede.”

La luna è la direttrice d’orchestra di una danza d’amore che incessante percorre tutto il Sogno. Una danza che muta, che ha un’anima traballante, che non ci lascia leggere sereni ma ci promette continue evoluzioni proprio come succede alla faccia della luna. Un amore instabile condizionato dall’esterno.
Così scopro che in un momento della sua vita la luna è la protettrice della virtù e della castità: nemica degli amanti ma divenuta luna piena i suoi favori vanno ai matrimoni e in particolar alle donne sposate. Eppure quando scompare dalla nostra vista per risorgere a luna nuova è agli incantesimi e alle streghe che guarda.
Così è nato questo disegno, pensando alle tante facce della luna.

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