Un millimetro più in là

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Al festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, quasi per caso, avevo assistito alla presentazione del libro di Sinibaldi “un millimetro più in là”. Lui mi aveva convinto subito, schietto e pacato, così ho comprato il libro.
Il concetto di cercare di spostare sempre, anche di uno spostamento minimo, il confine delle cose (in questo caso della fruizione della cultura, dei limiti di accesso al sapere) mi ha affascinato.
Un’intera generazione che si batte per spostare di un solo millimetro il confine dello stato delle cose. Una fatica immensa per un piccolo millimetro. Noi guardiamo dentro a quel millimetro: cos’è successo? Cosa è cambiato? Moltissime cose.
Qualche tempo dopo allo Zenith, un cinema molto attivo di Perugia, che si impegna a proiettare film di qualità e a promuovere incontri coi registi, ho avuto la fortuna di vedere Le meraviglie di Alice Rohrwacher (con un nome come il suo, sembra  facile parlare di meraviglie) e soprattutto vedere lei, Alice.
Una regista brava, giovane e reduce da Cannes dove ha vinto il Grand Prix du Jury,  gentile, ironica, semplice e disponibile. Ha risposto alle peggiori domande con gentilezza e con un sorriso, anche quando le hanno chiesto “si, ma che c’entra il cammello?”
Ridendo ha detto semplicemente “perché è un film” e la sala è esplosa in un lungo applauso.
In lei ho visto la bambina e la donna, la bambina ancora capace di meravigliarsi e la donna che intreccia ricordi e considerazioni. Ho visto il grande amore che serve per produrre un buon lavoro. Tanto amore e tanta dedizione.
Alice, a un certo punto, ci parla di quanto sia divertente avere un cast disomogeneo, la Bellucci, i bambini, attori non professionisti, persino il cammello incriminato.
Perchè divertente?
Perché è grazie a questa disomogeneità che accade una cosa molto bella: ogni persona del cast deve uscire un po’ da sé, dai propri schemi fissi per andare incontro all’altro.
Non è possibile essere arroccati al 100% in sé stessi quando si deve lavorare con persone molto diverse, ognuno deve uscire dalle fortezze di mattoni e dall’impalcatura del proprio io per andare in un territorio che non conosce: l’altro.

Il disegno che vedete è il figlio di queste due cose: il libro di Sinibaldi e Le Meraviglie di Alice Rohrwacher.
Mentre i fiori sono tutta colpa della mostra su Frida Kahlo che ho visto domenica.
E non chiedetemi che c’entra il gatto che io non rispondo ridendo.

 

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5 Comments Add yours

  1. podereargo ha detto:

    Grazie mille di seguirmi…ma ora sono un po’ disorientata…hai due blog diversi o sono io che ci vedo doppio ??

    1. asabbri ha detto:

      ahahah si burabacio.wordpress.com e burabacio.it, volevo trasferirmi sul .it ma le persone continuavano a seguirmi su questo e così li tengo in duplice copia!

  2. giornoalterno ha detto:

    Noooo… ma sei di Perugia??

    1. asabbri ha detto:

      si, pure tu?

      1. giornoalterno ha detto:

        No… Vicino però… E sono a Perugia quasi tutte le settimane! 😉

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