La geometria dell’amore negli Intercity

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Sabato sera l’ho passato in treno: un luogo perfetto per lo studio umano.

Ero di ritorno dal Mammacheblog, ubriaca (non nel senso letterale) per la magnifica giornata, dal caldo e da tutte le persone conosciute.
Mi trovavo a bordo del buon vecchio Tacito: il treno intercity che da Milano corre – a modesta velocità – verso Terni.

Diretto, capite?

Chi non abita in Umbria non può intuire il dramma dei collegamenti ferroviari, ma credetemi sulla parola, quando sento il termine “diretto” inizio a piangere dalla gioia.
Il Tacito poi è economico: il che non guasta mai.
Purtroppo credo non goda di molta manutenzione, tant’è che in 5 ore di viaggio ci hanno abbandonato diversi bagni: quelli che inizialmente erano aperti e funzionanti hanno smesso di esserlo a metà viaggio, quelli che sembravano in salute non possedevano ahimè l’acqua, le prese della corrente – presenti solo in bagno, non funzionavano o erano contese come l’acqua nel deserto.

La conformazione di un intercity, coi suoi salottini da 6 persone, favorisce lo studio umano. Non vi capiterà la stessa fortuna e possibilità di osservare gente su un treno ad alta velocità. Sul frecciarossa, frecciaargento, italo, nessuno parla, la conversazione è schifata, i portatili e ipad fanno da scudo alle parole. Sabato, davanti a me, c’erano due ragazzi con uno zaino, un materassino e l’aria di chi si è messo in viaggio con la sola idea di viaggiare. Erano una coppia, innamorati, giovani e desiderosi di ritrovarsi sempre, anche seduti in un intercity. I loro corpi si cercavano, avevano bisogno d’appoggiarsi l’un l’altro, come se non riuscissero più a rimanere isolati e soli. Come se ormai non fossero più due corpi ma uno solo fatto di linee curve, di incastri, di mani nelle mani. Lui leggeva sulla schiena di lei, lei dormiva sulle ginocchia di lui. Come due tulipani si appoggiavano l’un l’altra.
Mi sono ritrovata a chiedermi se una delle qualità dell’amore non sia di essere una linea curva.
L’amore come innesto, come creatura nata dalla confidenza dei corpi.
E tutti noi rigidi e dritti nelle nostre poltrone logore, corpi singoli, ligi a non sconfinare, a non toccarci, a non incontrare – per errore – piedi altrui e loro così morbidi, curvi, rotondi, noncuranti delle separazioni e degli spazi.

Sabato sera ho studiato la geometria dei corpi innamorati dentro un intercity.

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One Comment Add yours

  1. zonerrogene ha detto:

    Bello bello bello
    Alex

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