Oggi ho corso con Mozart

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Oggi ho corso con Mozart ma non è stato un gran compagno:  non faceva altro che stare seduto al piano, suonare e inveire “corri pelandrona, corri!”.
Che è un tipo irascibile si sapeva da tempo.
Me lo immagino galleggiare in aria con il piano e la sedia importante, la giacchetta rossa, la parrucchetta e, bello composto, guardarmi con disprezzo.

Credo che correre faccia bene più al cervello che al sedere.
Correndo bisogna ottimizzare i movimenti, non si possono fare troppe mossette, perdere tempo con passi strani, sbracciarsi (a meno che non vi stiano azzannando dei cani selvatici o un leone fuggito da un circo), è necessario fare il minimo dei movimenti per andare avanti, economizzare tutto e regolarizzare il respiro.
Intanto, in un’area buia della mia testa, anche il mio cervello si dà una regolata. Non ho mai partorito pensieri tristi correndo.
Pensieri oziosi, labirintici, noiosi.
Il cervello, come il corpo, funziona meglio: non si perde in lamentele.
Mentre corro arrivano altri pensieri ma sono ospiti graditi: spunti per nuovi disegni, per racconti, per risolvere qualcosa che era rimasto incastrato dal giorno prima. Non solo la notte porta consiglio, pure correre porta qualcosa di simile.
In più mi sento viva.

Essendo una bestia da ufficio tenuta sempre ad una temperatura costante, inglobata in una scrivania e innestata con una sedia, correre mi ricorda che sono viva, che esiste il vento, la pioggia, il sole, la luce troppo forte e la nebbia. La cosa mi piace da matti. Anche quando il ricordo di essere viva passa attraverso la pioggia invernale.
Con la nebbia poi mi sento una novella Marcovaldo e riscrivo i contorni dei posti di tutti i giorni: sento solo il rumore dei trattori (è una zona molto bucolica) e posso provare ad indovinare in quale campo stanno arando, l’altra volta giurerei di aver sentito belare una pecora ma non ci sono da quelle parti. Chissà che spostano mentre c’è la nebbia, potrebbero scambiare le colline fra loro, sostituire le case e io non potrei vederli. Tipo quando a teatro abbassano le luci e cambiano le scenografie.
Non incontro quasi mai nessuno, la strada piena di buche, simile al suolo lunare, fa desistere le macchine. L’unico rumore, oltre quello dei trattori, sono le zampe del mio cane che mi raggiunge alla velocità di un treno frecciarossa, per ricordarmi che chi è munito di 4 zampe motrici va più veloce.
Nel frattempo io controllo maniacalmente il paesaggio: cosa è stato seminato, cosa stanno raccogliendo, cosa stanno potando, cose è cambiato nei colori, se sono sbocciati i primi papaveri: correre è come sgranare fagioli, colorare e altre attività ripetitive, è un momento di meditazione.

mozart

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. samantagiambarresi ha detto:

    Un po’ d’invidia per la tua costanza. Io non riuscirei a correre più di cinque minuti.

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