Proprio dietro casa.

il

strada

Oggi è sabato.
Prima di tuffarmi nei miei disegni volevo sgranchirmi le zampe e godermi la bella giornata: è febbraio eppure è mite come aprile, il sole scalda e le persone, come me, applicano la tecnica della lucertola.
Tutto è più bello, come il viso di qualcuno quando sorride.
“Ma dai ieri pioveva? Abbiamo avuto un mese di nebbia continua? Com’è possibile! Guarda quanto è tutto semplice, colore perfetto, forme ottimali.”
Sulla strada pedonale (sempre sia lodato che ha costruito le strade pedonali) vecchi, giovani, bambini, mamme, papà, si conquistano un pezzo di sole. Ci sono persino tre bambine che giocano a saltare la coda: due la fanno girare e la terza salta come se non ci fosse un futuro, con tutta l’energia di cui è capace. Credo di non aver più visto bambine giocare con a saltare la corda da… 15 anni? Forse sono solo distratta.
Quindi decido di fregarmene del contapassi, delle calorie, del “devo arrivare lì”, devo fare sport e godermi la giornata. Cammino senza impegno, guardo le case, le strade, gli orti “ah i carciofi che buoni! Uh l’insalata rossa!”, sbircio le grandi case di pietra e le “correzioni” fatte nel corso degli anni e penso che sarebbe più facile capire le persone se anche su di loro rimanessero evidenti i segni delle modifiche che hanno dovuto fare, delle porte chiuse, dell’umidità che li rende nervosi, dei balconi arrugginiti. Così invece tocca scrutarli per bene e magari capire niente. Cerco di immaginare chi vive laggiù, chi d’estate pranzerà su quel terrazzo. Intanto saltello tra il marciapiede e la strada, faccio prove tecniche di salti sparsi (si, lo so, ho passato i 30 e non dovrei farlo ma un giorno vi parlerò della gioia del saltello, la felicità pura nel lanciare le gambe senza uno scopo).
E poi incontro questo giardino pubblico: un piccolo angolo ritagliato direttamente, credo, dal paradiso. Guardatelo. Gli alberi incorniciano la strada, le panchine invitano a sedersi e una sorta di finestra di mattoni rimane lì, senza un grosso motivo. La finestra ha due colonne con capitelli a impreziosirla. La descrizione non le rende giustizia e io rimango lì a fissarla come una scema: è proprio dietro casa mia!

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