Appunti di notte buia e tempestosa

In una notte buia e tempestosa s’è dato il via agli allestimenti in Via dei Priori, a Perugia, per presentare il canide ai bambini: il giovane Otto.
Per chi non capisse di che sto parlando (e non sarebbe la prima volta vista la confusione che regna sovrana nella mia testolona) leggete qui.

Non ci si poteva imbattere in una serata meno clemente per aggirarsi con materiali dipinti a mano… pioggia, vento e freddo e noi lì a trasportare animali, vegetali, casette, lune, staccionate, cespugli di cartone dipinti nelle strette vie del centro. Dal cielo si poteva sentire anche un vago sghignazzo.
BWAHAHAHAHHAHAHAHAHAHHAHAH.
S’è dovuto fare un ponte della speranza di ombrelli, la speranza di non trovare tutte queste creature squagliate e spatasciate. Già ieri sera ho trovato delle zampette di cane sopra una casetta dipinta da poco, all’inizio non capivo cosa fosse, poi ho riconosciuto chiaramente una zampetta canina rosa su fondo azzurro e il colpevole che mi guardava con le orecchie della colpa. In genere le cattive azioni si sedimentano nelle sue orecchie canine attaccandole molto più del solito alla testa e tutto il muso prende un’aria affilata. L’ho presa come una firma d’autore. Una volta passato questo step, questo piovosissimo step, s’è inziato a srotolare il GiocOtto, a vedere tutte le bestie stampate da attaccare ai muri (enonèmicaunoscherzoattaccarli)  e… che bello! Vedere il lavoro di mesi lì fra le tue zampe, una tavola vicino all’altra, materialmente davanti a te e con dimensioni enormi, finalmente lì. E poi la voce dello sconforto che sibila oscenità all’orecchio “li attaccherai maaaale, sembrerà un’esposizione stropicciata, tutti diranno *ma almeno dargli ‘na stirata*, li rovinerai capestandoli e tante altre brutte cose che ora non mi vengono in mente per rovinarti la serata, la pianta carnivora si sbranerà un passante e tu sarai la prima incriminata al mondo per possesso di pianta pericolosa e feroce”. Vabbè questa deve essere una parente della palla di paranoia che a volte mi passa a trovare.
Va fatto un monumento a Giorgio che mi ha accompagnato in ogni momento di quest’avventura preparatoria e sognatoria con la sua serenità e tranquillità, credendo in me anche quando non lo facevo io. Per cui sciò, palla di paranoia cattiva.

In queste settimane casa mia è diventata una stalla di belve e affini (o un deposito): una mucca sul divano (che poi se ci sta il cane perché non una mucca), un “mucchino” sopra la televisione a tubo catodico risalente forse al Rinascimento (che tanto, per dirla come mia nonna, è solo un ciapapuer, un affare che prende la polvere), un pezzo di pianta carnivora sull’armadio, un altro pezzo di pianta sulla cassapanca, la gattocometa e le stelline sullo stendibiancheria, una pianta carnivora venuta male appoggiata alla libreria, una quantità imprecisata di cespugli e nuvole appoggiate ovunque e poi sul tavolo tetti, casette, lune… ora che non ci sono più credo che mi mancheranno!
Però posso tornare a mangiare sul tavolo e questo non è male.
Manca un giorno e sono agitata.
Si.
Un po’.
Abbastanza.
Anche curiosa.
Anche emozionata.
Anche tante altre cose.
Questi mesi di lavoro, preparazione, disegno, colore, scrittura e non so che altro mi sembrano un’unica lunga giornata, un giorno tanto lungo che ogni tanto viene distratto da una notte. Non ci sono più lunedì, martedì, mercoledì ma tanti momenti pieni di cose belle. E poi bè si, c’è anche il supervisore dei lavori…
supervisionecanina

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