L’importanza dei numeri.

il

Questa è la storia di una persona sbadata.
Quelle la cui testa sta spesso qualche metro sopra il corpo.
La persona in questione commise un errore di sbadataggine anni fa: perdette le chiavi della macchina e con loro anche il codice. Visse felice e contenta perché completamente ignara della funzione del codice – essendoci quelle di scorta, poi, si sentì lo stesso tranquilla. Inoltre la stampa del prezioso codice chiave si trovava solo su un infimo sacchetto di carta sottile e questa sua collocazione aveva abbassato il valore psicologico di quel numeretto.
Ma non il suo valore reale.
I conti arrivano alla fine, se non alla fine un po’ dopo. Insomma i conti arrivano in ritardo.
Anche i marchesi, tutti quelli importanti pare che arrivino dopo.
E se glielo dici se ne fregano, che sono importanti.

Un giorno di fine agosto, quelli che vengono dopo a un altro giorno di fine agosto – che si è comportato da giorno di fine settembre – la macchina le fece “ccccccccc cccccccc ccccccc”. Non era un messaggio alieno, era l’inequivocabile messaggio che la vettura l’aveva lasciata a piedi. Nulla valse il tanto tentare, l’unica risposta fu “cccccccccc”.
Maleducate vetture. Nemmeno un bigliettino d’addio.
Venne data la colpa alla batteria.
Così la persona si ritrovò a poter contare solo sulle sue gambe, senza più cavalli, solo con due due somari leggermente abbronzati.
Visto che è una persona ricca di propositi atletici decise di tornare a casa a piedi per la pausa pranzo (l’infausto evento avvenne alle ore 13.05 sulle soglie del pranzo nel parcheggio di fronte al posto di lavoro e invece che rimanere ferma, tranquilla e serena lì decise di tentare una passeggiata di salute), ma non aveva fatto i conti con le temibili ballerine. Non un gruppo di balletto russo che arriva di gran carriera a menarti con bottiglie di vodka, ma non le scarpe ballerine. Quelle scarpe che dovrebbero avere come sottotitolo “vogliamo la tua pelle. E l’avremo!”
Così fu. Al km 2 la persona distratta iniziò a zoppicare dolorante per novelle vesciche e carni lacerate. Pessima idea. Al km 1 aveva pensato “ballerine avrete la mia pelle ma non la mia anima!” ma al km successivo le riuscì meno bene. Lo disse con un sibilo doloroso. Ora, come nelle migliori storie arriva un colpo di scena: in lontananza vide un bar.
“WOW” pensò.
Lì si fermò a riposare le zampe doloranti e riempire lo stomaco urlante.
Era già qualcosa ma non tutto.
A fianco c’era un negozio di cineserie.
Era salva.
Avrebbe trovato anche piedi di ricambio, mozzati da poco, a buon prezzo.
Le sembrò il paradiso. Il cancello di San Pietro lindo da pipì di cani ingrati. Le nuvolette dell’anticamera della gioia eterna. Insomma le venne in mente che avrebbe potuto comprarsi la libertà di movimento e così fece, trovò delle ciabatte in saldo al 50%, con un investimento di euro 4 zampettò di nuovo sulla terra senza smorfie di dolore. Aveva scacciato il dolore dal suo mondo, per il momento! Non è forse questa una delle ambizioni dei testimoni di Geova?
Trotterellò fino al suo ufficio come una persona nuova (era ormai tardi per tornare a casa e poi si era già rimpinzata di insalata di farro al bar).
La libertà ha un prezzo, è vero, ma in questo caso era a buon mercato.
La puzza delle scarpe di plastica (forse) tossica cinese sembrava profumo.
Gioiosa si librava sulla strada ad alto scorrimento, verso il suo luogo di lavoro. (Che ormai per il piano originario di raggiungere casa e mangiare lì).
Mai camminare era stato così bello.
Fanculo ballerine.
Fanculo balletto russo.
Lungo la strada, sotto il sole di una giornata di fine agosto – diversa dalla giornata precedente che sembrava  fine settembre – con la brezza generata dalle macchine che passavano veloci, con la tranquillità di poter osservare tutto il mondo intorno, scoprì alcune cose: tipo che a fianco alla strada c’era un grande cartello – ripetuto più volte – per avvisare che proprio lì passavano i tubi delle fogne (e così la persona distratta capì l’origine esatta degli odori nauseabondi che ogni tanto la raggiungevano mentre guidava coi finestrini abbassati), che c’erano ancora farfalle coraggiose che attraversavano la strada a bassa quota e che nelle zone industriali a piedi ci vanno in pochi.
Capì che è inutile avere fiato e gambe se non si hanno le scarpe giuste.
Senza scarpe non si va da nessuna parte.
Ciò magari senza scarpe si, a patto di sopportare i piedi zozzi e le pietrine, i vetri e ogni cosa che si posa su questa terra, ma con le scarpe sbagliate ci si ferma molto prima.
Ed essendo un’anima portata ai più alti pensieri, cioè alle pippe mentali, pensò che si sarebbe potuto dire lo stesso delle persone.
Potete essere in grado di fare molte cose ma con la gente sbagliata rimarrete sempre al punto di partenza.
A parte tutto questa pippa mentale molto interessante la vettura della persona distratta faceva un “cccccc” non da batteria. Questo fu il responso del meccanico: “la chiave smagnetizzata è, prendi la chiave di scorta e sarai libera dall’incantesimo che fa dormire le macchine nei loro giacigli senza farle più muovere una ruota”.
E qui arrivarono i conti “Scusate il ritardo, siamo in tempo per la torta e la foto ricordo?”
Eccome se siete in tempo, prego, prego.
E fu così che la persona distratta si ritrovò a muoversi con una bicicletta, una bicicletta-panchina, una city bike, cioè una bicicletta che ti fa fare una fatica della madonna al primo accenno di salita. Una maledetta bicicletta di piombo. E fu così che la persona distratta pensò a quanto siano importanti i numeri nella nostra vita, che la poesia rallegra l’uomo ma il codice chiave in alcuni momenti è lui stesso poesia.
E poi arrivarono i marchesi “scusate il ritardo, siamo in tempo per il caffé?”
Ma certo, come no!
E fu così che venne ordinato il prezioso codice e la preziosa chiave e nell’attesa del prezioso tutto la persona biciclettò, biciclettò e biciclettò.

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