Bagnante dai fianchi larghi

Ebbene Si, pure io ho i taglieri in casa (e i lampadari, i comodini…), però uno in particolare vuole essere una tavolozza quindi ben si presta alle visioni di cani di patate e bagnanti svedesi con capelli di scorza di limone…
Oppure sarà che, semplicemente, ho bisogno di ferie, così smetto di fare, disfare, colorare e ritagliare tutto quello che mi passa sotto le mani?
Sono fermamente convinta che colorare non renda migliori (mi dispiace, se siete delle pessime persone o anche solo insignificanti rimarrete quel grumo d’umanità che siete), ma in qualche modo rende felici. Si potrebbe obiettare che se una cosa rende felice me non per forza deve rendere felici tutti.
Ottima osservazione.
(Chi cacchio è che inquina i miei post?, chiudiamo la parentesi doppia personalità).

Però tentar non nuoce  e non cuoce, per cuocere usate la padella e il gas, per nuocere usate sempre padella e gas con modalità differenti che lascio immaginare alla vostra ampia e fertile fantasia criminale.
Dicevo… colorare rende felici, a patto che si stacchi il gesto del colorare dal risultato. Se ci aspettiamo di aver realizzato il quadro, il foglio, il disegno, il ritaglio del secolo bè si potremmo rimanerne un po’ delusi e abbandonare subito i nostri coloracci, ma se partiamo con l’onesto presupposto di voler solo indagare di cosa siamo capaci, di che colori abbiamo bisogno, di che linee o pennellate vogliamo riempire quel foglio sarà un momento di felicità. Un momento per dirsi “piacere, eccomi questo sono io, ora”. Perché sarà un’osservazione di quel momento, mica eterna. Giorno dopo giorno avrete bisogno di colori diversi, potreste costruire uno storico dei vostri momenti (e portarlo da uno psicologo che potrebbe gradire questo valido supporto per vivisezionarvi).
Lasciandoci un po’ andare potremmo scoprire sfumature che non credevamo di avere, come quando si scrive e trasportati da tutte quelle parole si trovano emozioni nascoste, alle volte si scopre della rabbia tra una riga e l’altra o chissà… gioia, amarezza, disillusione o speranza, dopo le prime righe di un testo contenuto sgorgano cose da un posto più profondo e così pure avviene col colore. Si inizia un po’ dubbiosi, come se una linea di troppo potesse compromettere la nostra buona immagine, si guardano con diffidenza i colori, li si interroga, li si immagina sul foglio, ci si intimorisce e poi, con un bel vaffanculo, si inizia senza paura di buttare il foglio e il risultato, che voi sappiate disegnare o no, sarà curioso, vi dirà qualcosa. Sarà come sgranare fagioli freschi, vi porterà in una dimensione piccina e al tempo stesso grande, senza pretese di chissàche ma comunque in grado di regalarvi qualcosa.

Oppure no.
Vi lascio con la mia bagnante di tagliere e una canzone adeguata…


turista_1_bassa

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